Cosa è l'U.P.T.E.M., Università Popolare e della Terza Età "Mogadiscio". 

L'Università Popolare e della Terza Età "Mogadiscio" (in sigla/acronimo "UPTEM" alias "U.P.T.E.M."), Ente Associativo Culturale Scientifico-Umanistica di Formazione e Ricerca senza scopo di lucro, Istituto di Cultura Generale Superiore, Continua, Permanente ed Universitaria, di formazione e ricerca, fondato sul sentimento della amicizia fraterna e della solidarietà umana, è costituita in virtù degli articoli 9, 10 e 33 della Costituzione della Repubblica Italiana (https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione)   e degli Articoli seguenti della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_dei_diritti_fondamentali_dell%27Unione_europea     https://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf):Articoli II-7; II-73 e II-74. Tali Diritti sono rispettati secondo le Leggi Nazionali che ne disciplinano l'esercizio, dalla Costituzione Europea del 29/10/2004 (Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione) e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_universale_dei_diritti_umani)  del 1948 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, articoli 19 e 27, dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani (o CEDU,https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/glossary/european-convention-on-human-rights-echr.html), approvata a Roma dal Consiglio d'Europa il 4 novembre 1950, ed entrata in vigore nel 1953, all'Articolo 10, Diritti altresì riconosciuti e garantiti dalla "Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo " (art.11: "Libertà di riunione e di associazione – 1 – Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione, ivi compreso il diritto a partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire ad essi per la difesa dei propri interessi") e dalla "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" (art. 20 - 1: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica"; art. 26-1: "Ogni individuo ha diritto all'istruzione"; art. 26-2: "L'Istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della Pace"; art. 27-1: "Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, a godere delle arti e partecipare al progresso.

L'art.13 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966)https://unipd-centrodirittiumani.it/it/archivi/strumenti-internazionali/patto-internazionale-sui-diritti-economici-sociali-e-culturali-1966, stabilisce che: "l'istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l'amicizia fra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici, religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace." Veggasi pure:

1975 – Risoluzione dei Ministri dell'Educazione dei Paesi dell'OCSE: si assume l'impegno di adottare una politica della «second chance» per chi non ha potuto o saputo sfruttare l'offerta formativa durante l'infanzia e l'adolescenza, e di ridistribuire le risorse educative a favore degli adulti.

1996 – Risoluzione dei Ministri dell'Educazione dei Paesi dell'OCSE (16-17 gennaio, Meeting OCSE «Making Lifelong Learning[1] a Reality for All»):

OECD, Lifelong Learning for All (Making Lifelong Learning a Reality for All – 16-17 gennaio 1996), Paris, France, 1996

Commissione Europea, che ha stabilito nel Documento Comunitario AG E N D A 2000 (16 luglio 1997) un capitolo sulla formazione «Das Wissen in den Vord egrund stellen» («Mettere il sapere al primo posto»), eccetera.

"Non scholae, sed vitae discimus" (non per la Scuola impariamo, ma per la Vita, diceva Lucius Annaeus Seneca, nelle Sue "Epistulae Morales", 106.

[1] La UPTEM curerà la ricerca scientifica e pedagogica, in special modo nell'ambito del Lifelong Learning (https://it.wikipedia.org/wiki/Lifelong_learning)

Nota Bene:

Il simbolo della U.P.T.E.M. è stato debitamente registrato a norma di Legge dal Presidente Internazionale ed è pertanto protetto da COPYRIGHT INTERNAZIONALE per oltre 170 Paesi e per sempre, ad infinitum. Si diffidano, pertanto, in NON AVENTI DIRITTO a farne uso. 

Perché la Nostra Università Popolare e della Terza Età è intitolata alla Città di Mogadiscio?

Animata dal comune desiderio di riaffermare e consolidare gli stretti rapporti di amicizia e stima reciproca che uniscono il Popolo Somalo ed il Popolo Italiano, ispirata a logiche di principi normativi nonché per onorare la memoria del Principe Somalo Col. GdF Prof. Dr. Ali Moallim Hussen (https://johnkersey.org/wp-content/uploads/2017/02/principe-ali-m-hussen.pdf), già Ambasciatore Somalo presso la Santa Sede ai tempi del Presidente Siad Barre (https://it.wikipedia.org/wiki/Mohammed_Siad_Barre)  e già Ambasciatore di diversi Governi Nazionali di Transizione della Repubblica Somala, l'UPTEM, si richiama ai precedenti storici, alle funzioni ed al ruolo propri delle Università Popolari italiane come quella delle prime a Firenze e Napoli nonché alle funzioni ed al ruolo delle Università della Terza Età. L'UPTEM promuove ed agevola la crescita culturale, etico-morale e spirituale dei Soci, la Gentilezza, la Difesa dei più Deboli, la coltivazione e la promozione delle qualità etiche/morali positive dell'essere umano. Costituita ai sensi e per gli effetti della Costituzione della Repubblica Italiana e della Costituzione della Unione Europea nonché ai sensi e per gli effetti della Normativa Internazionale e Sovranazionale, è costituita da diverse Sezioni ed Istituti, a partire dalla seguente Università Popolare e della Terza Età. Trattasi di un Ente Associativo Culturale di Formazione e Ricerca senza scopo di lucro, Università non (dicesi NON) degli Studi (Università Statale) né Università equipollente (rilasciante titoli aventi valore legale), non (dicesi NON) Università Internazionale ma Università Popolare, della Terza e di Tutte le Età, dell'Età Libera, Istituto di Cultura Generale, Superiore ed Universitaria (NON Istituto Universitario), Istituto di Cultura Continua, intitolato alla Città di Mogadiscio (https://it.wikipedia.org/wiki/Mogadiscio), Capitale della Somalia, nasce ed opera a beneficio di tutti coloro i quali vogliono apprendere ed aggiornarsi continuamente, rendendo idealmente omaggio a quanto detto da Posidonio nelle Sue Sentenze "Un giorno dell'uomo erudito è più lungo che un secolo dell'ignorante" ("Unus dies hominum eruditorum plus patet, quam imperit longissima aetat").

L'Università Popolare e della Terza Età è intitolata alla Città di Mogadiscio, la capitale della Somalia, Stato dell'Africa Orientale, che desidera onorare. L'origine del nome ufficiale Muqdisho non è chiara ma si dice che sia la versione somala dell'arabo Maqad Shah ossia "trono imperiale dello Scià", un nome illustre e nobilissimo. La città è anche conosciuta localmente con il nome di Hamar. L'Università Popolare e della Terza Età "Mogadiscio" appartiene, per scelta ideologica, a quel tipo di benemerite Istituzioni culturali del tipo "Open University", "Università Popolari", "Università della Terza Età", "Università degli Anziani", "Università di Tutte le Età", "Università dell'Età Libera", "Libera Università", "Libera Università Popolare", "Università Aperta"; queste Università non (dicesi NON) Tradizionali, NON "degli Studi" ma altrettanto valide, aderiscono a quel benemerito progetto detto della "Cultura a carattere permanente", anche per mezzo di corsi a distanza e riconoscimento di crediti formativi/accademici in funzione della cultura e dell'esperienza individuale, lavoro, pregressi studi, civili e/o militari, anche se interrotti, anche per quei Giovani che non potendo permettersi le onerose Rette Universitarie delle Università degli Studi, non possono permettersi degli Studi Superiori. Cicerone, il grande Retore, disse (De Viv. 2,4) "Quod munus reipublicae afferre maius meliusve possumus, quam si docemus atque erudimus iuventutem?" e cioè "Quale miglior dono possiamo fare allo Stato, che quello di insegnare ed educare la gioventù?". L'Università Popolare e della Terza Età "Mogadiscio", pur essendo ovviamente d'accordo con questi, ritiene che tale asserzione sia quanto meno restrittiva, in quanto la Cultura è una medicina preziosa a tutte le età. Catone (in Diomed.) disse che "Le radici dello studio sono amare, ma assai dolci sono i frutti". In considerazione di quanto innanzi detto, la nuova denominazione Ufficiale per ciò che concerne la forma del Sodalizio è quella di: Associazione Culturale e Scientifica, Umanistica senza scopo di lucro, di Diritto Privato, sul modello delle Libere e Private Università Popolari, della Terza e di Tutte le Età – Istituto di Cultura Superiore ed Universitaria, Istituto di Cultura Continua. A difesa della libertà accademica, giova senza meno ricordare che sempre la Costituzione stabilisce all'articolo 33 che "Le Istituzioni di Alta Cultura, Università ed Accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle Leggi dello Stato".

L'UPTEM ha pure per finalità la più ampia diffusione della Cultura a 360 gradi, per il pieno, sviluppo della personalità dei cittadini e l'inserimento delle persone anziane, veri tesori culturali e di esperienza di vita, nella vita socio-culturale delle comunità in cui risiedono.

Shiikal. Su questi ultimi, denominati Scichâl dal Dott. Massimo COLUCCI, Giudice di Tribunale nel testo intitolato "Principi di Diritto Consuetudinario della Somalia Italiana Meridionale – I Gruppi Sociali – la Proprietà con dieci Tavole Illustrative – sotto gli auspici del Governo della Somalia Italiana", edito a Firenze, Soc. An. Editrice "La...

U.P.T.E.M. e UNESCO

L'UPTEM rammenta pure le Convenzioni, le Raccomandazioni ed i Trattati dell'UNESCO (https://it.wikipedia.org/wiki/UNESCO)  sui Diritti Culturali e la ratio sottesa all'attenzione che i Nostri Padri costituenti hanno riservato al Patrimonio Culturale, la cui tutela è, per l'appunto, tra i Principi Fondamentali della Carta Costituzionale, risiede nella consapevolezza che esso èil prodotto dell'esercizio dei Diritti e delle Libertà Fondamentali, ovvero è ciò che è stato definito il "Diritto alla Cultura"[1]. Il "Diritto alla Cultura" si irradia dal concetto della Dignità Umana che, ai sensi dell'articolo 2 Costituzione, esprime l'esercizio delle proprie Libertà Fondamentali. L'esercizio di tali azioni di libertà costituiscono, dunque, il patrimonio culturale della persona all'interno della Comunità in cui vive, che vede riconoscersi sia la libertà di accedere alla cultura, sia entusiasticamente di fare Cultura, che di condividere le proprie Arte e Conoscenza. Il sodalizio rappresenta altresì un Polo di Alta Formazione Culturale, Scolastica, Accademica NON Tradizionale e, in collaborazione di Università Italiane e Straniere in convenzione e/o gemellate e/o in partenariato/partnership, anche accademica-universitaria. Centro di iniziative culturali, appuntamenti e conferenze, congressi, convegni, seminari e corsi, anche telematici, su piattaforma e-learning e/o in modalità "blended"[2], indirizzati ai soci cultori, esperti scientifici, soci convenzionati che promuovono i loro progetti all'interno del sodalizio con le loro Accademie e con le Loro Istituzioni di Alta Cultura. Ritiene senza meno basilare la forza educativa proveniente dal Mondo Greco che ha caratterizzato l'Occidente a partire dai Romani, che è poi più volte rinata con continue trasformazioni, col sorgere di nuove Culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l'Umanesimo e il Rinascimento in Occidente e naturalmente con la Cultura di provenienza Arabo-Islamica (in particolar modo Sunnita), soprattutto in Africa ed in Asia.

[1] Pizzorusso, Diritto della Cultura e Principi Costituzionali, in Quad. Cost., 2/2000; Clemente Di San Luca, Savoia, Manuale del Diritto dei Beni Culturali, Napoli, 2005; Gelardi, Diritto dei Beni Culturali e Ambientali, Palermo, 2007; Sandulli, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Milano, 2012

[2] Di corso che si svolge in parte con lezioni in presenza e in parte con lezioni e materiali didattici online.

U.P.T.E.M., Dialogo Religioso e Interculturale

L'UPTEM favorisce il dialogo interreligioso ed interculturale, intergenerazionale, multiculturale e multi generazionale, promuovendo altresì la comunicazione, la cultura e l'educazione permanente e continua tra le differenti generazioni, età e ceti sociali, favorendo l'inserimento degli anziani nella vita sociale e culturale e dei inoccupati e disoccupati nella vita lavorativa, soprattutto della propria città. L'UPTEM favorisce, promuove l'integrazione degli stranieri, l'educazione interculturale, la valorizzazione delle diverse espressioni culturali, ricreative, sociali, religiose ed artistiche, della formazione, dell'assistenza e dell'accoglienza degli stranieri.

U.P.T.E.M. e Terza Età

L'UPTEM promuove altresì la Cultura nei non più giovani e favorisce alacremente l'inserimento degli anziani, vere e proprie banche di sapere, saggezza e memoria storica, nella vita sociale e culturale della propria città, combattendo l'isolamento degli Anziani e la Loro marginalizzazione nella Società Moderna e Contemporanea. Essa desidera di essere altresì un luogo di incontro e di dialogo per intellettuali, umanisti, scienziati ed artisti, per gli italiani, per gli stranieri in Italia e per chiunque voglia coltivare un rapporto con il nostro Paese numero uno al Mondo per Patrimonio Storico, Artistico (dalle Belle Arti alla Musica), Archeologico e ricchissimo per Biodiversità. Desidera pure promuovere, all'estero, l'immagine dell'Italia e la Sua Cultura, vuoi Classica, vuoi Contemporanea nonché l'immagine del Patrimonio Culturale Europeo, facilita il dialogo tra le differenti Culture ed i Rappresentanti ed Operatori di queste, fondato sui principi della Democrazia, del rispetto, della tolleranza e dell'apprezzamento di quanto comune, fra uomini comunque di buona volontà. 

Promuove altresì, negli Italiani e negli Europei, la conoscenza della Cultura Somala.

  Amicizia fra la Somalia ed I'Italia

La Università Popolare e della Terza Età "Mogadiscio" (U.P.T.E.M.), intende promuovere la ricerca e l'incontro, il dialogo, l'amicizia e l'aiuto in particolar modo tra Italiani e Somali, favorendo la conoscenza e la collaborazione reciproca e sinergica e l'integrazione sociale e culturale con minoranze etniche, linguistiche e religiose. I tempi delle imposizioni militari della fine dell'Ottocento e dei primi anni del XX secolo, sono per fortuna lontani.

Protettorato dal 1889, la Somalia diviene Colonia Italiana nel 1908, dopo che, dall'aprile 1905, il Governo Italiano ha deciso di assumere la responsabilità diretta sulla Colonia del Benadir (che riceve il nome di Somalia), sino ad allora nelle mani di una compagnia commerciale italiana, accusata, tra le altre cose, di complicità o diretta responsabilità nel traffico schiavistico. Dal 1904 al 1924 Mohamed ben Abdalla Hassan, chiamato dagli inglesi "Mad Mullah" (santone pazzo, 1856-1920) conduce la guerriglia anti-coloniale, tenendo in scacco i diversi eserciti presenti nella zona (francese, inglese, etiope e italiano). È la rivolta dei Bimal (dal nome della principale tribù somala coinvolta), che viene repressa con durezza, utilizzando truppe di ascari. Quando, nel 1923, il nuovo governatore, Cesare Maria De Vecchi (1884-1959), giunge in Somalia, solo la parte meridionale della colonia è controllata direttamente da Roma, mentre i Sultanati Settentrionali sono soggetti a un Protettorato privo di qualsiasi concreta autorità. Tra il 1925 e il 1927 il Governatore conduce una serie di costose campagne per ridurre il Nord all'obbedienza. De Vecchi ricorre a metodi autoritari che spesso si concretizzano in veri e propri massacri. Dalla fine degli anni Venti, molta della terra più fertile del territorio somalo viene assegnata a coloni italiani. Nel 1935, la fondazione della Regia Azienda Monopolio Banane (RAMB) favorisce lo sviluppo di piantagioni che sfruttano manodopera autoctona costretta al lavoro, sistematicamente affamata e punita con castighi corporali e imprigionamento nel caso non riesca a soddisfare i parametri di rendimento richiesti dai padroni italiani. Si tratta, in sintesi, di sfruttamento di lavoro schiavile.

(I dati e le informazioni presenti in questa scheda sono tratti per lo più da Angelo Del Boca https://it.wikipedia.org/wiki/Angelo_Del_Boca, Gli italiani in Africa Orientale. La conquista dell'Impero, Milano, Mondadori, 1992).


Curiosità Culturali: Mogadiscio, la Capitale

Mogadiscio (alias "Maqdišo"). In somalo "Hamar". Fondata dagli Arabi nei primi decenni del X secolo della Nostra Era. Fiorì grandemente sotto la Dinastia Arabo-Somala di Fachr ed-Din (abu Bakr ibn Fakhr ad-Din), verso la metà del XII secolo, tanto che i maggiori monumenti storici della città si devono a questa Sovrana Dinastia. Il marocchino Ibn Batuk  alias Ibn Baṭṭūṭa https://it.wikipedia.org/wiki/Ibn_Ba%E1%B9%AD%E1%B9%AD%C5%AB%E1%B9%ADa la visitò nel 1331 e ce la descrive come un grande emporio commerciale con industrie eccezionali di stoffe, che secondo pure il contemporaneo marocchino Abu-Abdullah Mohamed erano così belle da non avere eguali al mondo, vetri e ceramiche. Stessa descrizione paradisiaca ci è stata trasmessa da Ubaid Allah Yaqut, che nel Suo "Dizionario di Geografia Universale" la descrive come una città araba ricca ed industriosa. LaMogadiscio a cavallo degli anni '20 del XX secolo era una cittadina ridente, abitata da 50.000 abitanti di cui 20.000 italiani, una città dotata di una perfetta urbanistica. Bianche case immerse nel verde degradante verso il Lido. Strade ampie sulle quali si affaccino traverse popolate da piccoli laboratori di artigiani. Un Aeroporto (Aeroporto "E. Petrella"), una Stazione Ferroviaria, una decina di alberghi decorosi. Un servizio di taxi, agenzie di navigazione , un Municipio, l'Ufficio Postale e quello Telegrafico, il Comando delle Forze Armate, un Ufficio Agrario, ed una Capitaneria di Porto con una Dogana. Anche un' Ospedale Militare, il Palazzo di Giustizia e due Banche, quella d'Italia ed il Banco di Roma. Anche una Cattedrale. Maestosa, inaugurata il 1 marzo del 1928 con un'imponente facciata tra due campanili, alto ciascuno 87 metri, affacciata su un atrio a sei archi ogivali. La pianta , abside quadrata e l'altare maggiore di marmo, circondato da dipinti. Sull'altare la Madonna con il Bambino scolpita da Cesare Biscarra (fonte web: https://xoomer.virgilio.it/fernandotermentini/somalia.htm ).

In somalo, Hàmar; arabo, Muqdisho. Negli anni '30 del XX secolo, capoluogo della Colonia e Sede del Governo, aveva 27.887 abitanti indigeni e 675 europei. Dal 1928 usciva un Corriere della Somalia. Ora ha 500.000 abitanti, dal 1950 è la Capitale della Repubblica Somala e capoluogo della regionale del Benadir (1.657 km², 521.000 abitanti) sull'Oceano Indiano, alla convergenza di piste e carrozzabili dall'interno, sbocco commerciale dei prodotti agricoli delle vallate inferiori dell'Uebi Scebeli e del Giuba. Portoghese fino alla fine del '600, occupata nel 1871 dal Sultano di Zanzibar (https://it.wikipedia.org/wiki/Sultanato_di_Zanzibar), fu da questo ceduta in affitto all'Italia nel 1872 e quindi venduta nel 1905, anno in cui fu eretta a capoluogo della colonia somala. Ospita alcune Moschee del XIII secolo, palazzo del Sultano di Zanzibar, ora museo. Industrie del legno, olearie, alimentari, conciarie e tessili. Artigianato. Fondata nel X secolo, assunse un ruolo di primaria importanza economica per il fiorire dell'industria tessile (dati 1997 Atlante Omnia98).


Curiosità Culturali: chi è Musulmano. 

Il 99% dei Somani sono Musulmani Sunniti.

Musulmano. Il termine "Musulmano" (derivante dal turco "Müsülmān", coniato sul persiano "Muslimān", introdotta in Europa dai Bizantini nel tardo Rinascimento), in arabo "Muslim" è il participio del verbo arabo "Salima" (sottomettersi) il cui infinito sostantivato è, per l'appunto "Islām". Il contrario di un "Muslim " è il " Kāfir" https://it.wikipedia.org/wiki/K%C4%81fir (ingrato, infedele – nei confronti di Dio - Allāh (Dio)). Etimologicamente forse derivante dal nome comune arabo "Ilah", la bontà, oppure dall'aramaico "Alaha", il Bene.). Trattasi della denominazione scelta dal Sigillo dei Profeti, il Profeta Maometto (Maometto cioè Abūl-Kāsim ibn 'Abd- Allāh detto Muhammad, "il Glorificato", figlio di Abdallah e di Amina; nacque attorno al 570 d.C. alla Mecca, in un ramo collaterale della Nobile Famiglia dei Quraishiti e morì nel 632, l'8 giugno), due anni dopo avere conquistato la Mecca con il Suo Esercito), il Nabi-Rasul (il Profeta-Inviato di Dio) stesso per la Religione da Lui predicata. Con lo scopo di aiutare gli uomini traviati da Satana (Saytan, Ishitan/Shaitan oppure Iblîs – dal greco Diábolos - e Daggiâl), Allāh ha inviato sul Nostro Pianeta ben 124.000 Profeti (Nabi), 113 dei quali sono di rango superiore, Messaggeri ed Apostoli (Rasul): di questi ultimi, 28 sono nominati dal "Sacro Corano" (dall'arabo "Quran", da "qaraa" che significa "leggere"). Il Primo è Adamo, poi seguono Abramo (in arabo Ibrahim), Mosè (in arabo Mûsâ) e Gesù (in arabo'Îsâ). Secondo la Teologia Musulmana, poiché un Profeta giusto non può morire se innocente, Allāh avrebbe scambiato, all'ultimo momento, il corpo di Gesù con quello di un altro essere umano, così che il Suo Profeta potesse ascendere al Cielo senza dovere morire in maniera tragica e dolorosissima sulla Croce. Gesù sarebbe infine ritornato sulla Terra per guidare gli uomini prima del Giudizio Universale. I Musulmani evitano assolutamente l'espressione "Maomettani" (in somalo "Raacsan diinta Maxammadiyada, muslin ah"), in quanto non vogliono dare l'impressione di adorare Maometto come i Cristiani adorano Gesù il Cristo Nazareno, e non intendono quindi essere considerati una sètta che prende il nome dal proprio Fondatore (ad esempio come nel caso dei "Nestoriani)."

Curiosità Culturali: cosa è l'Haji

Haji. Trattasi del "Quinto Pilastro" dell'Islam ed è costituito dal "Pellegrinaggio" (in arabo, appunto, detto "Hajj"). Ogni Musulmano maggiorenne, senza distinzioni di sesso, che sia in condizioni fisiche e che ne abbia le possibilità finanziarie tali da permetterselo, è tenuto una volta nella vita a recarsi ai luoghi Santi, Sacri dell'Islām. Il pellegrinaggio che assolve all'obbligo rituale è quello compiuto in un determinato periodo dell'anno e che prevede l'osservanza di un insieme di riti. Colui il quale si fregia del titolo di "Haji" (in arabo حَجّ) è come se si fregiasse, nel Mondo Arabo-Islamico, di un Titolo Cavalleresco della più alta classe e del maggior prestigio. Al Pellegrinaggio sono legati diversi riti e cerimonie: per un approfondimento veggasi su Internet la seguente pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Hajj  Il Corano menziona anche un altro tipo di pellegrinaggio, più breve, denominato "Visita" ("Umrah"), che può essere compiuto in qualsiasi periodo dell'anno, ma che se svolto nel mese di Ramadan, ha la stessa valenza del lungo pellegrinaggio. 

Curiosità Culturali: cosa è una Moschea 

Moschea (dall'arabo Masgid, in turco: Cami: "luogo dove prostrarsi" oppure Mescit). Il termine generico Masgid si riferisce alle Moschee che potevano essere frequentate ogni giorno. Di particolare importanza sono le Moschee dei Venerdì, dette anche congregazionali, chiamate invece rnasgid-i giami o -i giuma: qui si recitava regolarmente la Preghiera comune dei Venerdì. Ancor prima che si costruissero Moschee dopo la morte del Profeta nel 632, sussisteva già un luogo dove la Comunità Religiosa seguace del Profeta Muhammad (il Sigillo dei Profeti noto in Occidente come Maometto) poteva riunirsi; il significato dei termine Masgid quale luogo dove potersi prostrare in preghiera lascia peraltro ai Fedeli libertà di scegliere il sito della preghiera e non è legato ad alcun edificio in particolare. Nemmeno il Sacro Corano dà indicazioni su un luogo preciso ove pregare. L'abitazione del Profeta Muhammad a Medina rappresenta comunque il punto di partenza per lo sviluppo della Moschea araba con cortile. La struttura dell'edificio ricorda le case della Penisola Arabica, con un cortile aperto a pianta quadrata, cinto da mura. La Moschea con cortile che si sviluppò da tale tipologia di base manteneva alcuni elementi dei modello originario. Davanti alla parete della qibla, indicante la direzione cui rivolgere la preghiera, era collocata la haram (sala della preghiera) retta da numerosi pilastri o colonne (sala ipostila) e suddivisa in numerose navate. Davanti a questa era un piazzale aperto (sahn) circondato da riwaq. Ogni Moschea aveva uno a più minareti. Il termine Minareto deriva dall'arabo manara,"luogo di fuoco o luce". E' una Struttura a foggia di torre tipica delle Moschee dei venerdì, da cui il Muezzin (in arabo "Mu'adhdhinhttps://it.wikipedia.org/wiki/Muezzin)  intonava il richiamo alla Preghiera. Nel Mondo Arabo la scelta di dotare la Moschea di una simile struttura si ispirava probabilmente all'abitazione del Profeta Muhammad – in italiano tradotto Maometto - a Medina, nel 624, nella quale era presene un'area sopraelevata per invitare alla preghiera. Si pensa che il modello sia stato in parte sviluppato nei Paesi dei Mediterraneo Occidentale sull'esempio dei fari di Epoca Greca e Romana, ma taluni credono che in realtà gli Architetti Islamici si siano basati sulle torri quadrate rinforzate della Moschea. Il termine Muezzin deriva dall'arabo Muadhdhin; trattasi del Fedele che invita dal Minareto della Moschea i Confratelli Fedeli alla Preghiera prima dei Cinque Atti di Fede, in arabo Arkān al-Islām (أركان الإسلام) https://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_pilastri_dell%27islam quotidiani propri della Religione Islamica. Veggasi pure la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Moschea 


Curiosità Culturali: la Mezzaluna e la Stella 

Mezzaluna e Stella. Diffusissimo simbolo dell'Islām. Il simbolo dell'Islām più antico è però la "Professione di Fede"     https://it.wikipedia.org/wiki/Shah%C4%81dah    scritta in arabo, cioè: "Non c'è alcun Dio al di fuori di Allah e Maometto è il Suo Profeta" e non la mezzaluna e la stella. Infatti, la falce di luna crescente con all'interno l'astro propizio di Giove, che per taluni è un emblema turco relativamente recente, che soltanto con il trascorrere del tempo è diventato il simbolo dell'Islām. Secondo alcuni Studiosi (per altri sarebbe un simbolo Pre-Islamico) deriverebbe dall'Oroscopo del Sultano Osman I (1288 per altri 1254-1326) https://it.wikipedia.org/wiki/Osman_I, il quale fondò la Dinastia Reale omonima; secondo altri, la mezzaluna sarebbe stata coniata sulle monete già dai Bizantini e trasformata in emblema della Sua Sovranità solamente dal Sultano Selim I (1512-1520). L'insieme "mezzaluna-stella" è presente nelle Bandiere Nazionali dei seguenti Stati: Algeria, Comore (ma con 4 piccole stelle), Mauritania, Pakistan, Singapore (ma con 5 piccole stelle), Uzbekistan (ma con 12 piccole stelle disposte 5, 4, 3), Turkmenistan (ma con 5 piccole stelle), Tunisia, Turchia (ove il popolo Turco chiama la propria bandiera nazionale rossa con mezzaluna e stella "ay yildiz", cioè luna/stella).; l'insieme "mezzaluna-stella" era presente nella Bandiera Nazionale della Repubblica Popolare Socialista di Bukhara "Bukharian People's Socialist Republic" (già Khanato di Bukhara pure riportante l'insieme "mezzaluna-stella"); la mezzaluna è presente nelle Bandiere Nazionali di Malaysia, Maldive. Una parte dedicata alla "mezzaluna-stella" la troviamo, in lingua inglese, intitolata "crescent and star", sul sito Internet "Islamic Flags" reperibile a questa u.r.l.: https://flagspot.net/flags/islam.html#cre 

Stella. In somalo "xidig" oppure "xiddig", in inglese "Star". Non tutti sanno che le cinque punte della stella presente nella Bandiera Nazionale Somala rappresentano i territori abitati da Somali: L'ex Somalia Italiana, la Somalia Britannica, Gibuti, l'Ogaden ed il Nord del Kenia. Gli stemmi araldici portano con frequenza questo corpo celeste. Una stella fu guida sicura a Gesù Cristo il Redentore, un'altra è sicura indicazione della strada a chi conduce la nave nella notte, due fatti che dovevano imporsi alla fantasia degli uomini quando vollero rappresentare la guida sicura verso il sicuro arrivo al porto spirituale o a quello materiale. Le stelle splendono nel cielo della notte come migliaia di soli, altro simbolo di chi aspira a cose superiori, ad azioni sublimi ed in ciò preannunciano un luminoso avvenire alla propria discendenza. (fonte: "Dizionario Araldico" a cura del Conte Piero Guelfi-Camajani, Arnaldo Forni Editore,1978, ristamba anastatica eseguita sull'Edizione di Milano, 1940). "Stella. Nelle armi si vede un gran numero di stelle, che possono essere a cinque, sei, otto, fino a sedici raggi. Ordinariamente le stelle a cinque raggi sono più comuni in Francia, Spagna, in Inghilterra, nel Belgio e in Polonia, quelle a sei in Germania ed Olanda. In Italia si trovano spesso di tutte e due le sorta. Quelle di sette e più raggi sono meno usate. Riguardo al blasonamento i francesi blasonano stella (senza contare il numero dei raggi) qualla che ha cinque raggi e stella di sei, otto, dieci raggi le altre. Viceversa i tedeschi non blasonano il numero dei raggi della stella di sei, ma di quella di cinque. Gli italiani hanno seguito ordinariamente il metodo tedesco; noi però avendo adottato il sistema francese, anche in questo saremo fedeli, blasonando sempre il numero dei raggi delle stelle che ne hanno più di cinque. Le stelle sono fra le figure più diffuse in Araldica." (fonte: "Enciclopedia Araldico-Cavalleresca – Prontuario Nobiliare" a cura di Goffredo di CROLLALANZA, Arnaldo Forni Editore, Bologna, maggio 1999, ristampa anastatica). Una variante della Stella è la Cometa. In Araldica la Cometa, che altro non è che una stella codata di luce, simboleggia: Chiarezza di fama. Rapida ascensione delle fortune familiari. Virtù superiori, poiché oltre l'emblema della stella c'è la luce perenne. Virtù e potenza eterna, augurio ai discendenti, poiché dopo la morte di Giulio Cesare apparve nel cielo una brillante cometa. In tal senso fu tolta a una impresa da Federico ASINARI Conte di Camerano. La cometa fu impresa del Cardinale Ippolito de' MEDICI. Dante ALIGHIERI, nella Sua "Divina Commedia", Paradiso, XXIV, 12 scrisse: "Così Beatrice; e quelle anime liete si fero spere sopra fissi poli fiammando forte a guisa di comete". La Cometa, era l'insegna araldica del prozio della Pecci Blunt, Papa Leone XIII di Carpineto (Anagni), Vincenzo Gioacchino PECCI , Anno Santo 1900. Arma: "d'azzurro al cipresso al naturale, nodrito nel terreno di verde, attraversato da una fascia di argento, accompagnato nel cantone destro del capo da una cometa d'oro ondeggiante in sbarra ed accostato in punta da due gigli d'argento". Il Pontefice variò l'antica arma di famiglia ponendo la cometa in sbarra anziché in banda. Il cipresso rappresenta l'incorruttibilità, perché il suo legno non viene intaccato dai tarli. Famiglia che si dice originaria di Siena, trapiantata ai primordi del sec. XVII a Carpineto con Pasquale. 


Curiosità Culturali: il termine "Somal"

Il termine "Somal" non è stato ben accertato nella sua etimologia ma secondo alcuni significherebbe "Violento", "Audace", secondo altri "Oscuro", ma il significato etimologico è ignorato dagli stessi Somali, i quali si limitano ad affermare che hanno una origine comune ai Danakil e che sono discendenti da Coreisciti Arabi, della Stirpe del Profeta Maometto, immigrati nell'Africa Orientale nel XII secolo. Il nome Somalia appare per la prima volta e sotto la forma di "Sumale" in una canzone di Lode di Yeshar I di Abissinia (1412-27). Il significato, come già detto, è oscuro, ma per alcuni potrebbe derivare dal vocabolo arabo "Zu Mal", che significa possesso di ricchezze, di beni, di abbondanza, di opulenza. 

Curiosità Culturali: Animali pericolosi presenti in Somalia 

La Somalia è una terra ricchissima di animali mortali. A parte il Leopardo, detto in somalo Scebèl (che nell'Araldica Somala sostituisce il Leone che in Somalia è il Felis Leo somaliensis – di dimensioni un po' minori del leone abissino ed è detto in somalo Libàh o Lebàh), velocissimo (120 Km/h), quanto il gattopardo, abbiamo ad esempio, oltre i Viperidi sulla Terra e letali serpenti velenosi acquatici (appartenenti principalmente alla sottofamiglia Hydrophiinae, Famiglia Elapidae), Coccodrilli, Rinoceronti, Elefanti, Ippopotami. Veggasi pure le seguenti pagine Web: https://theanimalmap.com/en/countries/somalia      https://a-z-animals.com/animals/location/africa/somalia/       https://en.wikipedia.org/wiki/Wildlife_of_Somalia      https://birdwatchinghq.com/predators-of-somalia/ 

Il Fiume Uebi Shebeli (o Uebi Scebeli) significa in somalo per l'appunto Fiume (Uebi) del Leopardo (Shebeli).Caratteristica del leopardo somalo era (ora è, purtroppo in via di estinzione per le protratte caccie) la bellezza del mantello che, per quanto variabile da esemplare ad esemplare, presentava sempre una macchiatura fitta su di un fondo chiaro, spesso addirittura paglierino. Amato da Nobili e Notabili anche di altri Paesi Africani, al tempo della Dominazione Italiana se ne esportavano, secondo statistiche doganali, oltre 10.000 pelli all'anno, provenienti dall'Oltre Giuba, dal Benadir e, specialmente, dalla zona di Bélet-Uèn (che in somalo significa "Paese Grande"), Capitale della Regione dell'Hiraan, dove gli animali avevano una pelliccia a fondo molto più chiaro, quindi maggiormente ricercata.

Leopardi. In somalo il Leopardo è detto sia "haramcad"che "shebel". Nome scientifico "Panthera pardus L.". Era cacciato soprattutto utilizzando trappole, nelle zone ricche di boscaglie nelle quali si dedicava alla caccia dei babbuini, dei quali costituiva il peggior nemico. Pericolosissimo e tremendo se ferito. Presente nella Migiurtinia, nel Mudugh, nell'Alto Giuba, nello Uebi Scebeli e, più frequentemente, nel Basso Giuba e nell'Oltregiuba. 

Coccodrilli. Detti in somalo "Jaháss". Sono i "Crocodilus niloticus Laur.". La varietà somala non differisce dalla specie tipica popolante gran parte del Continente Africano. Dato però il suo habitat strettamente acquatico, questo animale, astuto e predone, è confinato al Giuba ed allo Uebi Scebeli e, specialmente per questo ultimo, ai vasti allagamenti derivanti dalle esondazioni delle acque di piena. Conseguentemente alle sistematiche cacce condotte fino ai nostri giorni, esso è notevolmente diminuito, ma è possibile, comunque scorgerlo all'agguato a fior d'acqua oppure, durante la siesta, sopra qualche spiaggia soleggiata. Esemplari di 5 o 6 metri non sono rari, specialmente nel Giuba. 

Rinoceronti. Questi mammiferi ungulati sono detti in somalo detti "Huil". Nome scientifico "Rhinoceros bicornis L.". Oramai praticamente estinti, erano presenti, secondo le dimensioni standard della specie (altezza 1,60 m. circa al garrese), nella Regione del Cis-Giuba. Nel Doi, e poco più a Sud, specialmente nella zona intorno alle paludi terminali dell'Uebi Scebeli e all'Arenaga, sono state segnalate alcune coppie; altri pochi esemplari permangono nelle zone comprese, grosso modo, tra Oddur, Belet Uen, El Bur, Bulo Burti e Bur Acaba. Nell'Oltregiuba sono stati segnalati ancora diversi esemplari, specialmente nella zona centro-meridionale, e questa costituisce pertanto la riserva migliore per la specie. Il rinoceronte è particolarmente pericoloso in quanto dotato, potenza a parte, di un finissimo olfatto. La dura pelle poteva essere adoperata per realizzare gli scudi che sono tipici rotondi, di piccole dimensioni, con impressioni a freddo sulla faccia anteriore e piccolo umbone centrale.

Elefanti. Non si pensi che gli Elefanti, "Loxodonta africana Blum" (detti in somalo "maroodi" oppure secondo altra grafia "Moródi") non fossero e non siano pericolosi. Un Pioniere delle Esplorazioni in Somalia ed Etiopia, il Principe Eugenio RUSPOLI dei Principi di Poggio Suasa (che nacque a Tiganesti, in Romania, il 6 gennaio 1866), morì, in data 14 dicembre 1893 a Gublagénda (Etiopia) – per altri il 4 dicembre 1893 presso Burgi, ucciso da un pachiderma che stava cacciando. L'elefante somalo appartiene alla varietà "Cavendishi", la quale si estende anche al Kenya, all'Uganda ed al Tanganyka, ovvero alle regioni dei Grandi Laghi Equatoriali. Essa è caratterizzata da uno sviluppo più moderato del diametro verticale dell'orecchio, in confronto alla varietà che popola i territori più a Nord che ha per contro l'orecchio fortemente appuntito. Non si esclude però, secondo le notizie raccolte, la presenza di un'altra varietà, conosciuta generalmente come più piccola e più scura della precedente, localizzata esclusivamente in alcune zone aride dell'Alto Oltregiuba.Le dimensioni medie, anche se non raggiungono i record citati per l'Africa dell'Est inglese, possono essere notevoli, con zanne, sia pur rare, fino a 145 chilogrammi di peso e della lunghezza di un paio di metri ciascuna. La distribuzione dell'elefante in Somalia è fortemente legata alla presenza di acqua e di abbondante pascolo. Nell'Oltregiuba esso è diffuso soprattutto nella zona dei Lak, ma si spinge poi praticamente fin quasi a dolo. Nella parte del territorio al di qua del Giuba, lo si può rinvenire lungo quasi tutto il corso somalo del fiume, e spingentesi qualche volta anche nell'interno per il Distretto di Oddur, con massimi di densità per i Distretti di Margherita, di Gelib e di Bardera. Lungo l'Uebi Scebeli, l'elefante è più diffuso ed abbondante soprattutto nelle zone degli acquitrini del tratto terminale del fiume. Più a Nord è reperibile, ma solo in piccoli gruppi, ai margini delle zone agricole di Genale, alle quali arreca spesso dei notevoli danni, nella grande foresta di Audegle presso Afgoi e nella zona di Villabruzzi, (abbreviazione di "Villaggio Duca degli Abruzzi", già sede della Società Agricola Somala - S.A.I.S.)che rappresenta pertanto il limite più settentrionale della specie in Somalia.

Ippopotami. Detti in somalo "Ger". Fortemente legati alla presenza di acqua abbondante, gli ippopotami in Somalia non possono che troarsi confinati in due zone, quelle dei Fiumi Giuba e Uebi Scebeli, oppure alle paludi formate da questo ultimo, distanti al massimo qualche centinaio di metri dal corso principale. Le abitudini degli ippopotami però non sono poi così completamente acquatiche, come il suo nome potrebbe far pensare; infatti, soprattutto nelle notti dei periodi più umidi e di piena del fiume, l'ippopotamo si dedica a frequenti ed irregolari scorribande in terraferma durante le quali può essere alquanto pericoloso imbattersene. La dura pelle poteva essere adoperata per realizzare gli scudi. 

I Pescecani, gli Squali, sono sempre stati abbondanti e pescati dai coraggiosi Somali. Nel solo Nogal, il quantitativo di Pescecane esportato nell'anno 1928 fu di quintali 959. Il massimo bacino di raccolta è dato dalla Baia del Negro, tra Illigh e Gabà, dove per particolari condizioni favorevoli, questo animale feroce sosta volentieri. Nella sola Illigh, la pesca effettuata con rozze reti di fibra di agave e fiocine tribali da soli dodici uomini, in tre mesi fruttò ben 1300 squali. Nel 1928 dalla sola Obbia si esportarono 300 quintali di pescecane secco (fonte il libro di Guido CORNI intitolato "Somalia Italiana", Volume Primo, Editoriale Arte e Storia, Milano, 1937, Anno XV dell'Era Fascista).


Curiosità Culturali: i Serpenti Velenosi della Somalia

Serpenti Velenosi della Somalia. Veggasi, per maggiore informazioni, questa pagina su Internet (in lingua inglese): https://www.usariem.army.mil/somalia/snake.htm. In essa è scritto che "tutti i Serpenti in Somalia debbono essere considerati come molto velenosi/velenosissimi". Fra le varietà, il "Boomslang" ("Dispholidus typus") dal veleno emotossico, provocante emorragie, il "twig snake", i "cobras" (Specie "Naja"; ad esempio il "Naja haje" detto "Cobra egiziano", dal veleno neurotossico molto molto più potente di quello del comune cobra che causa paralisi e morte per collasso respiratorio Continua ad attaccare il proprio bersaglio reiteratamente; in Somalia è incluso un cobra che sputa il veleno negli occhi. Il veleno può giungere a ben 3 metri e mezzo circa di distanza, è dolorosissimo, causa cecità, talvolta permanente se non trattato adeguatamente ed immediatamente), i "Puff adders" (cioè le vipere del genere "Bitis"; "Bitis Arietans" https://it.wikipedia.org/wiki/Bitis_arietans   https://en.wikipedia.org/wiki/Puff_adder; dal potente veleno emotossico capace di distruggere le cellule ematiche e provocare estesi danni ai tessuti), le "Mole vipers" alias "Burrowings Vipers" ("Atracaspis microlepidota"; che a dispetto delle piccole dimensioni possiede un potente veleno emotossico), le "Sand Vipers" (o Vipere della Sabbia, alias "Cerastes Vipera", dal veleno emotossico provocante severi danni alle cellule ematiche ed ai tessuti. Colpisce più volte il proprio bersaglio), le "Horned Desert Vipers" ("Cerastes cerastes" dal veleno emotossico capace di provocare seri danni alle cellule ematiche ed ai tessuti), gli snelli, velenosissimi e fulminei "Mambas" (specie "Dendraspis"), i serpenti velenosi (simi) probabilmente più pericolosi ed aggressivi al mondo (varietà comune il mamba verde "Dendraspis angusticeps", ed il mamba nero) dal veleno neurotossico potentissimo, vipere ed il Serpente Nero di Antinoo. L'Oceano vicino le Coste Somale ha pure i velenosissimi e grandi serpenti di mare (presenti ovunque fuorchè nell'Oceano Atlantico). Ad un non molto lungo serpente di mare, assai velenoso, l' "Hydrus platurus (blg) – Palamides bicolor (Dum e Bibr.) / Hydrus bicolor (schneid), tipo bicolor, Obbia", il Prof. Dott. Francesco TESTI, Tenente Generale Medico, dedicò l'opera intitolata "Nota su di un ofidio velenoso della Somalia della sottofamiglia delle "Hydrophiinae"", edito dall'Istituto di Patologia Coloniale – R. Università di Modena, Direttore Prof. G. FRANCHINI, Stabilimento Poligrafico Artioli. Questo rettile velenoso con le alte maree spesso si ritrova sulla terra ferma, magari entro capanne poste vicino la riva, sulla spiaggia, e riesce anche a sopravvivere, adattandosi perfino mangiando topi. Fra i cobra somali ricordiamo, soprattutto nel Sud della Somalia il "Naja melanoleuca Hallowell", 1857, Sinon.: "Naja haje var. melanoleuca" (Refs: Bocage, 1879, 1886, 1893; 1905; Vieira, 1886; Bedriaga, 1892; Ferreira, 1901, 1903; Boulenger, 1906; Chabanaud, 1916, 1918, 1921; Loveridge, 1936; Andersson, 1937; Monard, 1937, 1940; Themido, 1941; Frade, 1946; Villiers, 1956; Perret & Mertens, 1957; Hellmich, 1957;Condamin, 1959; Capocaccia, 1961; Roux-Estève, 1962; Laurent, 1964; Audenaerde, 1967; Hughes & Barry, 1969; Papenfuss, 1969; Fitzsimons, 1970; Malnate, 1971; Manaças, 1973; Miles et al., 1978; Joger, 1982; Welch, 1982; Manaças, 1982; Meirte, 1992; Schatti & Loumont, 1992;; Meirte, 1992; Nill, 1993; Haagner, 1994). Ad un particolare serpente, lo "Elapechis Boulangeri", il Prof. Dott. Francesco TESTI, Tenente Generale Medico, dedicò l'opera intitolata "Un colubride proteroglifo da aggiungersi alla fauna erpetologica della Somalia Italiana", edito dall'Istituto di Patologia Coloniale – R. Università di Modena, Direttore Prof. G. FRANCHINI, Estratto dall' "Archivio Italiano di Scienze Mediche Coloniali", Anno VI – Fascicolo N. 6 – 1935 – xiii, entro la qual opera rammentò anche la presenza di altro serpente velenoso, l' "Hydrus platurus" (presente pure nell'allora Museo Coloniale), al quale dedicò "ad hoc" una Sua Opera. Ricordiamo pure la "Saw-scaled Viper" ("Echis carinatus"; veleno altamente emotossico e potente). Ricordiamo pure questo Cobra Somalo (Naja subfulva)https://en.wikipedia.org/wiki/Brown_forest_cobra 

Curiosità Culturali: le lame avvelenate dei guerrieri somali

Guerrieri Somali (https://www.forensicfashion.com/1900SomaliWarrior.html). In somalo detti "dagaalyahan" (dal somalo "daagal" oppure "dagaalamid" che significa per l'appunto "guerra") oppure "waranle", letteralmente "portatori di lancia", l'arma più importante per un gran numero di popolazioni africane, tanto che si ritrova non solo negli stemmi, ma perfino nelle Bandiere Nazionali di Swaziland e Kenia. Non è azzardato asserire che la lancia, "waran", è nell'Araldica Africana, quel che la spada (in somalo "Seef" ma anche la spada corta o "Billao" https://it.wikipedia.org/wiki/Billao) è nell'Araldica Europea. Il ferro delle lancie somale è quasi sempre a foglia di lauro immanicato a cartoccio e con puntale di ferro a spirale. Sul "Dizionario Araldico" del Conte Piero Guelfi-Camajani, Milano, 1940, leggiamo che la lancia "è una delle più Nobili armi offensive del Medio Evo. Adoperossi sin dalla più remota antichità; ma dopo la caduta dell'Impero Romano il portarla fu privilegio dei Nobili e degli Uomini Liberi. – omissis – E' simbolo di Virtù Guerriere, Nobiltà." Armologicamente il nome esatto sarebbe "Zagaglia", arma in asta con ferro a forma di lancia o foglia, lungo una ventina di centimetri, con asta di grandi dimensioni (circa quattro metri). Fu l'arma delle Fanterie fino a tutto il secolo XVI, soppiantata e sostituita lentamente dalle armi in asta con ferri più specializzati per il combattimento quali ronche, alabarde, ecc. Del tempo delle colonie abbiamo bellissime fotografie riproducenti Nobili guerrieri dotati delle tipiche lancie e del tipico scudo rotondo di dimensioni ridotte, arma di difesa assai maneggevole, riportante impressioni a freddo sulla pelle, solitamente di giraffa ("Ghèri") o rinoceronte ("Huil"), con piccolo umbone centrale. La lancia sopravvisse, sia pure con un'asta più corta, presso i popoli dell'Africa, dove fu usata anche come giavellotto fino agli inizi del nostro secolo. La lancia appunto del tipo corto è usata pure nelle Arti Marziali Cinesi sotto il nome di "Ch'iang", nelle Arti Marziali Vietnamite/Annamite sotto il nome di "Thuong", nelle Arti Marziali Giapponesi sotto il nome di "Yari", (ne esistevano due varietà principali, quella con la lama a sezione triangolare, detta "Sankaku-Yari" e quella con la lama a sezione romboidale, detta "Ryo-Shinogi-Yari"; le Yari dei Cavalieri avevano lama corta 10-12 cm), dalle Arti Marziali Tailandesi/Siamesi sotto il nome di "Ram" o "Ti", etc.

I guerrieri somali, erano abilissimi nella Guerriglia[1] (e se debbono combattere lo sono ancor oggi), attaccavano di norma con giavellotti[2], lance, archi[3] e frecce e sparivano, come per una toccata e fuga" ed erano esperti nell'impiegare trappole[4], le stesse che usavano per catturare ed uccidere leoni e leopardi. 

Freccia. In somalo "gamùn" o "fallaar", in inglese "Arrow"; propriamente l'asticella della freccia; "filàr", la punta, detta "davàn" se lanceolata. Le frecce somale sono impennate con la punta di ferro immanicata a codolo, doppie alette per le frecce di guerra, a foglia di ulivo per quelle da caccia. Il ferro era avvelenato con il potente e letale "Uabaio". Le frecce venivano tenute entro una faretra di legno, sub-cilindrica di legno con coperchio in cuoio, detta in somalo "gobà".

Le lame potevano essere avvelenate come per le battute di caccia[5] grossa con il micidiale Uabaio (Wabaio se usasi la traslitterazione in lingua inglese), veleno ricavato dalla decozione delle radici di una Acocanthera (nome botanico, in italiano Acocantera[6]) detta pure Ubaio. Questa sostanza venefica avente l'aspetto e l'odore del succo condensato di liquirizia, contenente la "uabaìna", o "ouabaìna" (Glicoside che si estrae da parti legnose dell'Acocantera ed è dotato di azione cardiocinetica simile alla Digitale Purpurea, contenente la Digitalina ed allo Strofanto), veniva fissato in forma fusolare sul codolo, fra la punta di ferro e l'asticciola della freccia. I veleni di origine Vegetale[7] sono spesso efficacissimi al pari di quelli di origine Animale[8], Batterica[9] o Minerale[10]. La sua azione era molto rapida. Se fresco e ben concentrato l'Uabaio poteva uccidere un leone in dieci minuti circa ed un elefante in meno di trenta minuti, d'altronde, come ognun sa, i veleni sono da sempre stati usati, presso tutti i popoli, da soli o sulle lame per uccidere.L'Africa, al pari dell'Estremo Oriente vanta una lunga tradizione di Tossicologia. Si parla dello Uabaio nel testo intitolato "Warriors and Strangers" a cura di Gerald HANLEY, 319 pagine, edito dalla Harper & Row, costo $7.95. Il veleno era ben noto anche agli occidentali, giacché abbiamo testi come questo di Richard F. Burton, 1856, tratto dal libr "First footsteps of East Africa":

"Agree in expelling the Midgan from the gentle blood of Somaliland, …many Midgans employ themselves in hunting and agriculture. Instead of spear and shield, they carry bows and a quiver full of diminutive arrows, barbed and poisoned with the wabaio weapon used from Faizoghli to the Cape of Good Hope. …The poison is greatly feared. It causes, say the people, the hair and nails to drop off, and kills a man in half an hour. The only treatment known is instant excision of the part".

Note a piè pagina:

[1] Guerriglia. In somalo "Jabhad". Guerrigliero "Qof ka tirsan jabhad" (ben differente da Guerriero "Dagaalyahan").

[2] Giavellotto. In somalo "Waran yar oo la rido, Eebo, Hooto". Comunemente usato, ha il ferro immanicato a cartoccio, a sezione quadrilatera.

[3] Arco. In somalo "chànsu" pure trascritto "qaanso".

[4] Trappola. In somalo "dabin, qool, shirqool".

[5] Caccia. In somalo "ugàr". Quella effettuata con le reti era detta in somalo "sciabaco", quella con i laccioli "ài".

[6] Acocantera. Ne abbiamo diverse, ad esempio la Acokanthera spectabilis detta ancheAcokanthera oblongifolia o Lauro Tossico (Famiglia Apocynaceae/Apocinacee), la Acokanthera vevenata, la Acokanthera abyssinica (R.Br) K. Schumann detta pure Acocanthera Schimperii A. DC.(contenente come principio attivo la Estrofantina-G). Vehhasi pure la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Acokanthera 

[7] Fitotossine (o tossine di origine vegetale), quali la Ricina, contenuta nel Ricinus Communis, la Robinia, contenuta nell'Acacia, la Crotina, presente nei semi di Croton Tilium/Tiglio, la Fellina, contenuta nell'Amanita Phalloides, etc. La parola "tossina" deriva da una parola greca che vuol dire "veleno". Le tossine, che sono delle sostanze elaborate dai microrganismi, da alcune piante e da certi animali, intensamente attive a dosi minime, le quali esercitano un'azione dannosa quando vengono introdotte nell'organismo, infatti, si dividono in tre classi fondamentali: Fitotossine, Zootossine e Batteriotossine.

[8] Zootossine (o tossine di origine animale), quali il veleno dei Serpenti (Cobra, Vipere, Serpenti Marini, etc.), della Salamandra (Salamandrina), delle ghiandole cutanee del Rospo (Frinolisina), del Ragno (Aracneolisina), dell'Ape, dello Scorpione, etc.. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Zootossina 

[9] Batteriotossine (o tossine di origine batterica o microbica. Per esempio colerica, dissenterica, etc.). Le tossine batteriche, che presentano un particolare interesse in patologia, possono essere distinte in due categorie: le esotossine e le endotossine. Le esotossine sono sostanze fortemente tossiche prodotte da batteri viventi, che le diffondono liberamente nel mezzo ambiente. Quelle meglio conosciute sono prodotte da Clostridium botulinum (responsabile del botulismo), Clostridium tetani (agente del tetano), Corynebacterium diphteriae (che provoca la difterite), streptococchi del gruppo A., stafilococchi. Le endotossine sono invece costituenti specifici dei batteri, da cui si liberano quando vanno in disfacimento. Batteri patogeni che liberano endotossine sono le salmonelle (Salmonella paratyphi e Salmonella typhi), Escherichia coli, le Shigelle, Brucella melitensis, il vibrione colerico, Pasteurella pestis (responsabile della peste), Haemophilus pertussis (agente della pertosse insieme alle Bordetelle), le "Neisserie". Le esotossine hanno un meccanismo d'azione molto specifico; sono forti antigeni per la loro struttura proteica; vengono facilmente distrutte dal calore e dagli enzimi proteolitici, con conseguente perdita del potere tossico. Fa eccezione la tossina botulinica, grossa molecola i cui frammenti conservano anche dopo scissione proteolitica la caratteristica tossicità. Le endotossine hanno una tossicità generica: la loro azione consiste essenzialmente nell'aumento della temperatura corporea (effetto pirogeno) e in un processo di necrosi a carico di alcuni organi, dell'intestino e degli endoteli capillari. Le endotossine hanno struttura glico-lipo-proteica e un modesto potere antigenico. L'immunizzazione per mezzo di endotossine porta alla formazione di anticorpi che esercitano importanti effetti antibatterici, ma che sono tuttavia incapaci di neutralizzare completamente l'azione tossica.

[10] Ad esempio l'Arsenico. La voce verrebbe dal persiano Zarnikh, orpimento o dal greco "arsenikón", mascolino. In latino "Arsenicum", in corso "Arsenicu", in inglese e francese, con eguale grafia ma con differente pronuncia "Arsenic", in spagnolo/castigliano "Arsénico". Simbolo chimico "As". Il classico veleno per insetti e ratti usato spessissimo in Occidente, nel Medioevo (ma anche in tempi più recenti) da talune Mogli poco simpatiche, per uccidere i propri Mariti. Dai cinesi detto "P'i Shih". Nella Medicina Tradizionale Indiana, la "Âyurveda" (letteralmente "Scienza della Longevità", "Scienza Medica"), l'Arsenico era considerato, assieme alla bile, un ottimo antidoto. Fino all'avvento della Penicillina, i composti di Arsenico sono stati i più efficaci farmaci antiluetici. Usato anticamente dai cinesi contro le febbri intermittenti. Secondo l'autorevole Wikipedia: "L'Arsenico è l'elemento chimico di numero atomico 33. Il suo simbolo è As. È un semimetallo che si presenta in tre forme allotropiche diverse: gialla, nera e grigia. I suoi composti hanno trovato impiego, in passato, come erbicidi e insetticidi. È inoltre usato in alcune leghe". Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Arsenico 

Curiosità Culturali: cos'è un Derviscio

Derviscio. Un membro di una Comunità Mistica Islamica nella quale assieme ad una interiorizzazione della vita religiosa, v'era una ascetica rinuncia al mondo e per tale ragione era detto "povero", in persiano "Darwīsh" (in arabo "Faqīr", da cui il termine "Fachiro" https://it.wikipedia.org/wiki/Fachiro). Questa altra definizione proviene da questo indirizzo Internet https://www.islamnet.it/glossario/D.htm: Derviscio (dal persiano "povero"): Nome indicante i membri di un Ordine Islamico (tariqa) che vivono in povertà sotto la guida di uno Sceicco (Capo) e cercano attraverso esercizi spirituali di ridurre al minimo le funzioni corporee, per liberare l'anima da tutte le ristrettezze fisiche. Tra le pratiche rientrano periodi di 40 giorni di meditazione, con digiuni e poche ore di sonno; presso alcuni Ordini sono previsti anche l'ascolto di musica e dhikr, una combinazione di preghiere e invocazioni ad Allāh attraverso il movimento fisico. I Dervisci sono membri di Confraternite Musulmane.

Confraternita Musulmana. In somalo "Dariiqo". In arabo "Tariqa" al singolare e "Turuq" al plurale. Letteralmente "Via" o "Sentiero", quindi affine al "Tao" dei cinesi ed al "" (o "Michi") dei giapponesi. Gli Ordini Religiosi, famosi per il loro rigore morale – Publio SIRO disse al tal riguardo che "integritatis fama est alterum patrimonium", cioè che la fama di integrità è un secondo patrimonio (gli Ordini Religiosi sono detti in arabo "Turuq" al plurale e "Tariqa" al singolare; letteralmente "via" o "sentiero", come il "Tao" dei cinesi che ha portato alla Religione Taoista) hanno giocato un ruolo altamente significante nell'Islam della Somalia. La crescente importanza di tali Confraternite e/o Arciconfraternite Islamiche è collegabile allo sviluppo del Sufismo, una corrente mistica della Religione Musulmana che nacque fra il nono ed il decimo secolo dell'Era Cristiana. I seguaci del Sufismo, conosciuti normalmente come "Dervisci" (dal persiano daraawish (plurale) o, al singolare singolare darwish) ricercano un rapporto intimo con Dio attraverso speciali discipline spirituali ed ascetiche tese a negare l'io, l'ego, anche per mezzo del non attaccamenteo ai beni terreni, al non attaccamento al denaro, sterco di Satana, nome etimologicamente derivante dal greco "Satàn" (dall'ebraico "Sâtân", precisamente dalla radice ebraica "stn", che significa "essere nemico, osteggiare", dall'arabo - lingua semitica come l'ebraico - "Suitan" o "Isshitan", nemico, avversario, oppositore, accusatore). I Dervisci sono stati e sono un poco come i Monaci itineranti del Medioevo Cristiano, i quali andavano in giro nel mondo ad evangelizzare, sopravvivendo di elemosina, insegnando e praticando le Cerimonie Sacre dette "Dikr" - rimembranza (abbreviazione del nome integrale "Dikr Allah" (rimembranza di Dio; approfondibile a questo indirizzo Web: https://i-cias.com/e.o/dhikr.htm) nelle quali sono provocati stati di estasi visionaria a mezzo di canto di gruppo sacro (canto concernente testi religiosi o dei nomi del Signore o sillabe sacre magiche) e da gesti ritmici, danza e respirazione profonda. Lo scopo è quello di libeare sé stessi dalla ingombrante presenza del corpo e di librare il proprio Spirito alla presenza di Dio. I Sufi sono nemici di Mammona, come i Padri Francescani della Religione Cristiana. Mammona. Dal greco "Mammônàs", dal caldeo o siriaco "Mâmôn" o "Mammôn" = ebraico "Matmôn", aramaico "Mâmônâ", "ricchezza e propriamente tesoro (sotterraneo), che è connesso al verbo "Tâman", nascondere, sotterrare. Nel Nuovo Testamento è così detto il Dio delle Ricchezze (il Pluto dei Pagani) e poi la ricchezza mondana, l'amore per il denaro. I Sufi usano praticare, come già detto, il "suono di Dio" che è quel che in Estremo Oriente viene detto "Mantra". Diconsi mantra (m)talune formule magiche, sacre, sacrificali o di invocazione alla Divinità che nelle Religioni orientali vengono recitate ritmicamente. Essi hanno il potere –a seconda del tipo- di aiutare l'adepto a superare problemi materiali e/o spirituali, a proteggere il suo corpo e/o il suo spirito. Il termine viene dal sanscrito e vuol dire "strumento del pensiero, formula propiziatoria", ma si tratta di "parole di potenza" che scatenano la forza vibrazionale del suono, nella convinzione che la divinità sia pura energia che si manifesta anche tramite le onde sonore. Loro essenza è la folgorazione, la visualizzazione delle sillabe come raggi di luce che contengono poteri miracolosi e che conducono alla coscienza viva della pienezza dell'IO assoluto del Cosmo. Sono molto spesso formule segrete e nelle iniziazioni indiane e tibetane prima, cinesi e giapponesi poi, vengono trasmesse soltanto dal Maestro all'allievo. Esistono mantra(m) per risvegliare l'Illuminazione Spirituale (ad esempio: "Ôm Vajrottishtha Hûm!") oppure Mantra(m) apotropaici (il vocabolo greco "apotropaios" significa che allontana i mali che corrisponde all'Averrunco latino che era il Dio allontanatore dei Mali). contro i demoni oppure contro le disgrazie apportate; mantra (m) per accrescere la ricchezza patrimoniale, per conservare o ristabilire la salute del corpo, mantra(m) "tuttofare" ergo "factotum" ("Ôm Mani Padme Hûm!", apparso attorno all'anno 1000 dell'Era Cristiana, assieme al secondo mantra più famoso in tutto l'Himalaya, "Ôm Tare Tuttare Ture Sôha!", ove "Sôha!" rappresenta la lettura tibetana del bija mantra(m) sanscrito "Svâhâ!" ), etc. Interessante al riguardo è il libro dell'Orientalista John BLOFELD intitolato "I Mantra, sacre parole di potenza" (Edizioni Mediterranee, Roma, 1982). Per alcuni i Mantra (m) esplicano la loro efficacia perché la loro forza è incardinata nella Fede della persona che li recita (prima tesi: la pronuncia errata è irrilevante ai fini della riuscita della preghiera o del rito). Per altri, invece, essi costituiscono le chiavi che debbono essere indirizzate verso le serrature esatte per esternare la loro tremenda efficacia (seconda tesi: la non corretta pronuncia o il rito imperfetto sono inefficaci e fanno conseguire il fallimento dell'azione preposta. I Mantra (m) veri e propri, Estremo Orientali, propri del Buddismo e dell'Induismo esoterico, vengono solitamente accoppiati con i "Mudrâ" (sanscrito: "sigilli", in pâli "Muddâ", in sanscrito sinizzato, cioè letto alla cinese "Mu-Te-Lo", in cinese "Yin", in giapponese "In", in babilonese "Musarû", in persiano "Mudrâya") che sono gesti rituali e/o ieratici che possiamo anche riscontrare nella Liturgia e nella Iconografia Cristiana ed "âsana" (in sanscrito e pâli: "postura/e meditativa/e") e "yantra", diagramma simbolico concepito per la Meditazione e proiettato nell'Arte dei "mandala" (voce sanscrita; in tibetano "dkyil-kòr", in giapponese "mandara"). Il Mandala è una figura geometrica composta da quadrati e cerchi (non per nulla la parola "cerchio" in sanscrito si dice per l'appunto "Mandala") magici, rituali, diagrammi mistici usati nelle invocazioni, che seguono una ripartizione rigorosamente simmetrica imperniata su una punta centrale. I Mandala simboleggiano sia la Vita dell'Universo, sia la Via che conduce al raggiungimento e superamento del Mondo.

Curiosità Culturali: cos'è il Sufismo

Sufismo. "Termine che denomina Scuole, Sette e Confraternite dell'Islām, praticanti l'ascetismo e il misticismo, spesso perseguitate come eretiche dai Teologi Musulmani; la Loro "Via" è costituita da una esperienza illuminativa che opera nel cuore e che per via del cuore (la pericolosa autonomia del cuore rispetto le Leggi dei duri ed intolleranti Teologi), attraverso gradi o "stazioni", eleva la coscienza alla partecipazione del Divino, talora fino alla "identificazione". Şūfī (da "Şūf", pelo di cammello di cui era fatto il mantello spesso da Loro indossato) furono detti già nel sec. VIII coloro che si davano all'ascetismo. – omissis - L'abito "Şūf" sarebbe stato portato inizialmente a Cufa, per imitare, secondo alcuni,,l'abito di Gesù in lana, a differenza di quello in cotone di Maometto." (estratto dalla "Enciclopedia Filosofica", VI volume (Sousa-Zwingli), a cura del Centro di Studi Filosofici di Gallarate, edito dalla G.C. Sansoni, 1967, pag. 258). Veggasi pure la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Sufismo    Sul Sufismo in Somalia (in inglese), veggasi le seguenti pagine Web: https://majzooban.org/en/?p=6986      https://it.scribd.com/document/127191948/Sufism-in-Somaliland-a-Study-in-Tribal-Islam-I-by-I-M-lewis 

Curiosità Culturali: cos'è la Tariqah Qadiriyyah

Tariqah Qadiriyyah (https://it.wikipedia.org/wiki/Qadiriyya). Questa Confraternita Islamica, che in testi quali "Guida dell'Africa Orientale Italiana", Consociazione Turistica Italiana, Milano, 1938 (XVI), a pagina 91 è traslitterata foneticamente come "Cadirìa" è molto famosa in quanto, fra le varie cose, grazie allo Sheikh Uweys (morto nel 1909) ci fu un primo tentativo di fornire alla lingua somala (non scritta poiché basata sulla Tradizione orale tipica dei Popoli Nomadi) una base ortografica basata sulla lingua araba. Il nome Qâdirîya deriva dal nome di 'Abd al-Qadir al Ðilânî https://it.wikipedia.org/wiki/Abd_al-Qadir_al-Gilani (Gilān 1077 – per altri 1078/1166 Baghdād). In origine Filologo e Giurista Hanbalita (https://it.wikipedia.org/wiki/Hanbalismo), la Sua popolarità come Insegnante a Bagdad portò alla costruzione di un Ribât https://it.wikipedia.org/wiki/Rib%C4%81%E1%B9%AD  (Santuario/Monastero) per Lui da parte di una sottoscrizione pubblica, al di fuori delle porte della città. L'Ordine dei Qadiriti è nel complesso il più tollerante e progressista, non molto distante dalla Ortodossia, distinto per la Sua Filantropia, Pietà, Umiltà, e contrario assolutamente al Fanatismo, sia esso Religioso o Politico. Si dice che abbia avuto 49 figli, dei quali 11 continuarono la Sua Opera ed insieme ad altri Discepoli diffusero il Suo Nobile Insegnamento Non Violento in altre parti dell'Asia Occidentale e nell'Egitto. Il Capo dell'Ordine ed il Custode della Tomba a Bagdad è tuttora un discendente diretto. Alla fine del XIX secolo, c'era un gran numero di Congregazioni Provinciali che si estendevano dal Marocco alle Indie Orientali, liberamente connesse all'Istituzione Centrale di Bagdad che è visitata, ogni anno da grandissime folle di devoti pellegrini. Sul libro di Enrico CERULLI intitolato "SOMALIA scritti vari editi ed inediti – III – La Poesia dei Somali, la Tribù Somala, Lingua Somala in caratteri arabi ed altri saggi" – Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale delle Relazioni Culturali, Roma, 1964, a partire a pagina 167 si precisa che fin dall'epoca coloniale, gli Adepti di questa Confraternita Islamica erano noti per il Loro livello culturale elevato. Nel testo di Massimo COLUCCI, Giudice di Tribunale intitolato "Principi di Diritto Consuetudinario della Somalia Italiana Meridionale – I Gruppi Sociali – la Proprietà con dieci Tavole Illustrative – sotto gli auspici del Governo della Somalia Italiana", edito a Firenze, Soc. An. Editrice "La Voce", 1924) leggiamo a pagina 80, nota nr. 1 quanto segue: "la Kadirìya", l'antica e grande Tariqa fondata da Abd-el-Kader El Geilàni, ebbe suo centro in Brava e diffusione ad opera dello Scech Auès bin Schech Mohamed ben Makhàd Bescir, il quale fondò giamìe a Biolè presso Tigieglò ed a Belèd Amin presso Afgoi; ha seguaci fra gli Abgâl, gli Scidle ed i Rahàn-wîn, ed è spesso in contrasto con i Salehìya che vanno ormai prevalendo in numero e per l'organizzazione." La Qâdirîya venne introdotta in Harer (Etiopia) nel XV secolo. Durinte il XVIII secolo, si sviluppò fra gli Oromo (https://it.wikipedia.org/wiki/Oromo) ed i Somali dell'Etiopia, talvolta sotto la guida/leadership degli Sceicchi Somali. Il più famoso Protettore della Confraternità nel Nord della Somalia fu lo Shaykh Abd ar Rahman az Zeilawi (https://en.wikipedia.org/wiki/Abd_al-Rahman_al-Zayla%27i     https://www.somaliaonline.com/community/topic/3615-shaykh-abd-al-rahman-bin-ahmad-al-zayla39i/), che morì nel 1883. Nella "Enciclopedia Filosofica", VI volume (Sousa-Zwingli), a cura del Centro di Studi Filosofici di Gallarate, edito dalla G.C. Sansoni, 1967, leggiamo, a pagina 258 (voce "Sufismo") che "la Sua vita, circonfusa di leggenda, lo fa considerare il S. Francesco dell'Islām".

Curiosità Culturali: cos'è un Califfo

Califfo. Dall'arabo "Khalîfah" a sua volta derivato da "Khalafa" (corrispondente al latino "succedere in locum" degli antichi Romani): Luogotenente, Successore, Vicario. Per i Sunniti – veggasi, su Internet, questa pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Sunniti - la carica di Califfo doveva essere riservata al parente più prossimo del Profeta, discendente in linea maschile dalla stirpe dei Qurays https://it.wikipedia.org/wiki/Quraysh  (Coreisciti oppure Quraishiti). In latino "Călīpha, Califa, Chalipha, Chalifa", in spagnolo/castigliano, galiziano/gallego, aragonese, catalano e portoghese "Califa", in magiaro/ungherese "Kalifa", in francese "Calife", in tedesco, norvegese, svedese e polacco "Kalif", in lituano "Kalifas", in olandese "Kalief", in ceco "Chalífa". Dapprima il Califfo fu detto anche Sultano o "Mālik" (Re) poi si fecero delle distinzioni. Un senza meno eccezionale studio sui Califfati ed i Sultanati ci viene dalla egregia opera del Prof. Dott. Antonio D'EMILIA, autore del saggio intitolato "Osservazioni critiche intorno alla natura del Califfato e del Sultanato", Giuffre Editore, 19.. ?, pagine 150-170 Estratto dalla "Raccolta di scritti in Onore di Arturo Carlo JEMOLO", Volume Quarto reperibile presso la Biblioteca di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università degli Studi di Firenze – e presso la Biblioteca Comunale Classense di Ravenna. Per un ulteriore approfondimento veggasi su Internet questa pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Califfo

Curiosità Culturali: cos'è un Sultano

Sultano. In francese Sultan e più anticamente Soudan, in spagnolo Soldan, in portoghese Soldào. In latino Sultanus, dal caldeo Sholtân, in arabo Sultân, in somalo Soldaan oppure Suldaan, etimologicamente significante "forza, potenza e, quindi, per estensione, Dominatore, Sovrano". Titolo di Sovrani Orientali, conferito per la prima volta nell'875 dal Califfo al-Mu'tamid al fratello al-Muwaffaq; usato in seguito dai Gasnavidi e Selgiuchidi come Titolo inferiore a quello di Califfo. Furono chiamati Sultani il Saladino (nome originale in arabo Şalāh ad-dīn, che significa "Prosperità nella Religione", Takrit 1138 - Damasco 1193). Sultano d'Egitto (1171-1193) e di Siria (1174-1193), Fondatore della dinastia degli Ayyubiti. Di stirpe curda, fu al servizio dell'Atabeg di Aleppo Nur ad-Din. Recatosi in Egitto, fu nominato Visir (Ministro) dal Califfo Fatimide al-Adid e subito rivelò eccezionali qualità amministrative, politiche e militari. Alla morte di al-Adid si proclamò Sultano d'Egitto riportando il Paese all'Ortodossia Sunnita. Combatté incessantemente i Crociati estendendo il suo domino dall'Egitto alla Palestina, alla Siria Centrale e allo Yemen. Strappata Gerusalemme ai Crociati con la Battaglia di Hattin del 1187, fronteggiò la Terza Crociata cercando soprattutto di spezzare l'assedio Cristiano attorno a San Giovanni d'Acri, (anticamente chiamata Tolemaide. In ebraico "Akko", in arabo "Akka". Venne alternativamente conquistata da Cristiani e Musulmani. Nel 1104 venne presa dai Franchi di Baldovino I, mentre nel 1187 venne riconquistata dal Saladino. Nel 1191, dopo un assedio durato ben due anni ricadde in mano Cristiana fino a quando venne ripresa definitivamente dai Saraceni nel 1291. Si trattava di una piazza particolarmente importante anche per l'Ordine Templare, vuoi per il porto, vuoi perché dopo la caduta di Gerusalemme, i Cavalieri del Tempio vi impiantarono il Loro Quartiere Generale) ma senza riuscirvi. Ottenne nel 1192 una Pace Onorevole che gli riconobbe il possesso di Gerusalemme e di tutta la Palestina interna lasciando ai Crociati il controllo del litorale. I Suoi domini andarono divisi tra il fratello al-Adil e tre suoi figli. La sua figura di Cavaliere magnanimo e tollerante godette di enorme fama in oriente e in occidente (fonte web: https://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_ant/s/s007.htm). Il così detto "feroce Saladino", ad esempio, contemporaneo di San Francesco d'Assisi e di poco anteriore a Messer Marco POLO, diversamente dal Suo contendente Riccardo Cuor di Leone, con il quale, dopo aver riconquistato Gerusalemme, concluse un evento di pace, doveva essere senza dubbio un personaggio di elevata e raffinata cultura, oltre che un Capo carismatico che riuscì a coagulare intorno a sé tutto il Mondo Islamico, da molto tempo in lotta con il Mondo Occidentale e Cristiano) e vari successori - il cui Titolo Ufficiale era "Malik", https://it.wikipedia.org/wiki/Malik_(nome) Re), i Monarchi Mamelucchi d'Egitto (in arabo "mamluk" significa schiavo. I Leader della Dinastia che a partire dal 1252 e fino al VI secolo imposero il proprio dominio in Egitto abbattendovi la Dinastia degli Ayyubiti. Vinti dai Turchi, mantennero in parte il Loro Potere, finché furono sconfitti da Napoleone Bonaparte nel 1793 ed infine dispersi ed uccisi dal Viceré turco Mohammed Ali, al Cairo, nel 1811) ed i Principi di Dinastie indipendenti dell'Africa Settentrionale. Esempio più famoso di Sultano è il Sultano Ottomano (sull'Impero Ottomano veggasi la u.r.l.: https://it.wikipedia.org/wiki/Ottomani), fino all'abolizione del Titolo nel 1924. Fino a qualche tempo fa il Re del Marocco si chiamava Sultano del Marocco (fino al 1961). Il Re, in Marocco è insieme Capo dello Stato e Capo Religioso, «Protettore – o Principe o Comandante - dei Credenti» ("Amir al-Mouminin/Amir al Mu'minin"). Il Sovrano felicemente regnante, figlio del compianto HANNAN II, Mohammed VI è il 18° Monarca della Dinastia Alaouita che occupa il Trono del Marocco dalla metà del sec. XVII, e il 36° discendente diretto del Profeta Maometto. In quanto tale il Re è anche il Capo Religioso del Paese. In Giordania la Dinastia regnante, Hashemita/Hascemita si rifà ai Banu Hashim, o Clan degli Hashem, un Clan posto all'interno della Tribù dei Coreisciti e discendente dal Bisnonno di Maometto. Veggasi, su Internet, questa u.r.l.: https://en.wikipedia.org/wiki/Hashemite . Tanto i Sovrani Giordani, quanto quelli Marocchini quanto gli ex (ora in Esilio dopo la presa di potere da parte del Colonnello GHEDDAFI al secolo Muammar Abu Minyar al-Qaddafi, in arabo معمر القذافي Mu`ammar al-Qadhdhāfī, meglio noto in Italia con la grafia Muammar Gheddafi) di Libia, discendono dal Profeta Maometto. Attualmente hanno il Titolo di Sultano Sovrani minori in Africa, India e Penisola Araba. Il territorio posto sotto la Giurisdizione e la Sovranità di un Sultano è detto Sultanato.

Curiosità Culturali: il Velo Islamico

Il discorso sul Velo Islamico è pure importante non soltanto perché considerato un obbligo, un dovere irrinunciabile (in arabo "fard") ma perché riguarda da vicino tre cose molto importanti della vita, della esistenza umana:

  • il sesso;
  • la Religione;
  • la politica.

L'origine del velo, coprente la donna, soprattutto nei capelli, spalle e mammelle, anzitutto non è Arabo Islamica ma Ebraica. Sono stati gli Ebrei a istituire questo Costume, proprio delle Donne Nobili o comunque relativo alla Sacralità del Matrimonio poi preso nel Mondo Giudaico Cristiano (questo ultimo lo usa ancora nel giorno del Matrimonio e per le Suore e per le Monache, alcune delle quali appartengono a taluni Ordini i quali impongono loro come divisa, come uniforme, una sorta di scafandri tessili occultanti tutto il corpo salvo il minimo del viso e le mani, per evidenziare la spiritualità) e Musulmano. L'uso generalizzato del velo fu certamente un'influenza Bizantina e Romana, dove l'abitudine a coprirsi il capo era tipica delle donne aristocratiche (Prof. Dott. Silvia Scaranari (il Domenicale. Settimanale di cultura, 25 dicembre 2004).

Per molti il Burqa, il Niqāb ed anche il Chador (che possono essere visionati a questo sito Internet: https://www.salaficlothing.com) sono un palese segno di oppressione culturale e/o fisica ed un mezzo di oppressione contro le donne, una maniera per porle al margine estremo della Società rendendole di fatto anonime e non visibili, prive di Diritti e segregate. Per altri, il Velo è uno strumento utile a non far posare lo sguardo sul viso e sul corpo della donna, spesso reificata, reso oggetto, oggetto del desiderio e del piacere maschile, uno scudo contro indecenti sguardi lascivi e protezione quindi contro potenziali stupratori. In tal senso è un riparo. Insomma, sul velo le idee sono discordi:

"Vietare il Velo Islamico vuol dire imporre una ideologia imperialista occidentale. Le Suore che cosa hanno in testa?", queste le parole di Giuliano Amato a proposito del Velo Islamico. Secondo Francesco Storace: "Amato è incredibile: è offensivo mettere sullo stesso piano Suore che hanno fatto una scelta di vita coraggiosa e di sacrificio e bambine che indossano il velo a scuola perchè glielo impone il fanatismo religioso-ideologico di mamma e papà". (Fonte Web: https://notizie.virgilio.it/cronaca/velo_islamico_uguale_suore.html).

Entro nella Bibbia[1] (Nuovo Testamento) versione Cattolica approvata dalla C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana[2]), da Corinzi 11 (3-10) è possibile leggere, a quanto ci è stato riferito cose del genere:

«Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli Angeli

Circa il volto coperto, sempre nel Nuovo Testamento della Bibbia leggiamo quanto segue alla Prima Lettera ai Corinzi 11, 5 e 15 (Epistola di San Paolo):

«Ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra."
……."... la chioma le è stata data a guisa di velo.»

«Ambrogio (Dottore della Chiesa, III sec. d.C.) dice:

"Le donne devono coprire le loro teste perché non sono ad immagine di Dio. Devono fare questo come segno della loro soggezione all'autorità e perché il peccato è venuto nel mondo attraverso loro. Le loro teste devono essere coperte in chiesa in onore del Vescovo. Similmente non hanno l'autorità di parlare perché il Vescovo è l'incarnazione di Cristo"... Marcellina, sorella di Sant'Ambrogio, si consacrò a Dio prendendo il velo delle vergini (Decretum Gratiani[1] (1140) – Fonte Web: https://www.utopia.it/allegati/096_velo_islam.htm#o227r).

NON SOLO. Sempre in ambito Cristiano Clemente Alessadrino[2] (morto prima del 215), citato dalla Chiarissima Scrittrice, Teologa e Storica delle Religioni Prof.ssa Dott.ssa Uta RANKE-HEINEMANN[3], figlia dell'ex Presidente della Repubblica Federale Tedesca Gustav Heinemann, nel Suo libro "Eunuchi[4] per il Regno dei Cieli" a pagina 124, statuiva chiaramente che la donna dovesse essere velata:

"La donna deve in ogni circostanza essere velata, a meno che non sia in casa per il fatto che si vela il volto non trascinerà nessuno al peccato[1]. Questo è in effetti ciò che vuole il Logos: perché (secondo Lui) conviene che ella preghi velata" (Pedagogus, III, 79, 4).

Il Codice di Diritto Canonico della Chiesa Cristiana di Rito Cattolico Apostolico Romano, pubblicato nel 1917, obbligava le donne a coprirsi la testa nei locali della Chiesa, in particolar modo al momento della Santa Comunione (Canone 1262, Par. 2). Se oggi non si vedono molte donne Cattoliche col capo velato (salvo visite al Santo Padre o Matrimonio Religioso in Chiesa), fino alle fine degli anni 60 in Italia era la Regola e le donne di buona famiglia uscivano di casa col volto semicoperto da un Foulard. Se ne deduce che nelle antiche Religioni Semitiche[1], la donna doveva sottomissione all'uomo. Nel testo intitolato "Sesso e castità, storia dei costumi amorosi", a cura di Cristina Leed, Sedim Editrice, Milano, prima edizione gennaio 1969, leggiamo alle pagine 27 e 28 quanto segue:

"Ad ogni modo la Chiesa codificava con molta meticolosità il comportamento umano nella sfera sessuale e il più antico documento a proposito è quello attribuito a Papa Clemente, eletto l'anno 67, nel quale vengono indicate le regole che le donne Cristiane dovevano seguire per distinguersi dalle idolatre:

"Se tu vuoi essere fedele al tuo sposo divino e se brami piacergli, copriti il capo nel passare per le strade, velati la fronte per fuggire gli sguardi degli indiscreti, non imbellettarti il volto che Dio ti ha fatto ma cammina con gli occhi bassi, rimani sempre velata come impone la decenza alle donne. E ricorda inoltre che è proibito ai due sessi di bagnarsi allo stesso bagno:è là specialmente che il diavole tende le sue reti.

Una donna non andrà quindi al bagno che con altre donne. Ella si laverà con modestia, con pudore, con moderazione, mai inutilmente, mai troppo spesso, mai a mezzogiorno, anzi, se è possibile, non tutti i giorni".

Il velo (in arabo "Hijāb" dal verbo "Hajaba", significante nascondere allo sguardo, celare) è Legge[1] del Dio Monoteista[2].

Le donne israelitiche portavano il velo il giorno delle nozze. Fino a qualche tempo, si usava anche qui in Italia. In Chiesa era obbligatorio per gli uomini avere il capo scoperto e per le donne avere il capo coperto (ed oltretutto gli uomini stavano da una parte e le donne dall'altra), Legge Religiosa Cattolica Apostolica Romana poi divenuta pratica meno rigida ma consuetudinaria.

L'usanza del velo non era praticata solo in Chiesa ed ancora oggi qualche signora anziana, usa portarlo soprattutto se proveniente da contesti sociali non cittadini, campagne, montagne, eccetera. Ricordiamo soprattutto l'immagine stereotipata dalla donna anziana meridionale di qualche decennio fa, donna ad esempio siciliana, nero vestita e col Foulard, nero pure ricoprente la testa (non è forse un retaggio della Cultura Arabo Musulmana entrata in Sicilia all'epoca di Carlo Magno? Chi sa che l'atto di baciare le mani, considerato tipico della Sicilia, in realtà è originario dell'ambito Culturale Arabo, soprattutto del Nord Africa?).

Pensiamo ad esempio che fino a 60/70 anni fa era impensabile per una donna andare in chiesa senza coprirsi i capelli e l'eventuale scollatura con uno scialle[3] o perlomeno con un foulard, o anche solo a indossare gonne sopra il ginocchio (e comunque il divieto per le donne ad entrare in Chiesa poco coperte lo si può leggere ancora oggi assieme al divieto di fare fotografie, nei principali luoghi di Culto Romano).

Rammentiamo che la stessa situazione delle donne nero vestite e con il capo coperto da foulard o scialli neri, era e talvolta è ancora presente in contesti Cristiani molto tradizionalisti, come quello Ortodosso Greco. Sul Velo Islamico sono sorte vere e proprie guerre, in quanto sono in molti a vederlo come un qualcosa che viola i Diritti Fondamentali delle Donne, oltre che sembrerebbe, a molti Occidentali, essere un segnale allarmante, la prova che l'Integralismo è qui da noi, ma dovrebbe essere chiaro a tutti che esiste una bella differenza tra un Foulard ed un Burqa.

Il Velo, in sé per sé, oltre a costituire un segno sociale, antropologico culturale ed antropologico religioso esteriore, simbolico di castità e sacralità della castità, barriera contro avances di altri uomini alla ricerca di rapporti adulterini, potrebbe, per assurdo, costituire un indice di libertà, di autodeterminazione, di rivendicazione delle proprie radici culturali e religiose per il solo fatto che potrebbe rientrare nell'ambito della libertà di pensiero e di opinione, per la donna che potrebbe decidere di usarlo o meno in tal senso il velo è una scelta di libertà, di pudicizia, di morale, di rispetto per il proprio marito e per la propria Famiglia. Nascondere significa valorizzare, tesaurizzare ed enfatizzare ciò che non si vede, renderlo la cosa preziosa riservata in modo totale ed sclusivo al solo uomo amato e sposato. Così ovviamente non è se vi sono concrete violenze, coercizioni, condizionamenti psicologici e sociologici. Se il Velo è portato per scelta personale, senza imposizioni, senza questi condizionamenti maschili e femminili, familiari e societari, potrebbe essere un rivendicare l'appartenzenza ad un Gruppo, come per l'americano o il canadese con origini scozzesi o irlandesi che nelle giornate di festa indossa il Kilt[1], suonando magari la cornamusa[2], fiero delle proprie radici etniche e culturali o come per quelle persone di colore che a Roma indossano i Loro abiti etnici africani, non perché non ne abbiano di occidentali, ma per fierezza del Loro appartenere ad una Comunità con una Storia ed una Cultura ben definita (veggasi il Velo indossato dalle donne algerine per protesta e come rivendicazione delle proprie radici culturali e religiose contro gli occupanti francesi). Secondo molte Donne Musulmane da anni residenti in Italia, la maggioranza delle donne Musulmane VUOLE portare il Velo, seppure in forma mitigata di Foulard, poiché non concepirebbero mai di girare senza, onde evitare la pubblica riprovazione.


[1] Kilt. Gonnellino pieghettato a quadri di vari colori, tipico del costume tradizionale storico scozzese, costruito con una stoffa diversa da Clan a Clan. Tale stoffa è detta Tartan. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Kilt 

[2] Cornamusa. Dal francese "Cornemuse". In inglese Pipe, Bag Pipe. Strumento a fiato tipico delle Popolazioni Irlandesi e Scozzesi, proprio della Cultura Celtica.  Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Cornamusa 

[1] Legge. In latino "Lex". In rumeno e sardo "Lege", in provenzale "Leys", in francese "Loi", in catalano "Lleg", in spagnolo/castigliano e portoghese "Ley", dal latino "Legem" che si volle dalla stessa radice latina di "Ligàre", cioè legare, poiché obbliga. In inglese "Law", in olandese "Wet", in tedesco "Gesetz". Regola stabilita dall'Autorità Divina o da quella Umana obbligante gli uomini ad alcune cose e vietante agli stessi altre cose, ai fini della Pubblica Utilità. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web:  https://it.wikipedia.org/wiki/Legge 

[2] Monoteista. Che si rifà, ovvero relativa al Monoteismo. Veggasi, per maggiori informazioni, questa pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Monoteismo 

[3] Scialle. Deriva dal persiano "Shāl" (in francese "Châle", in spagnolo/castigliano "Chal", in tedesco "Schal", in inglese "Shawl". La moda venne imposta da Napoleone Bonaparte che di ritorno dalla Campagna d'Egitto portò in dona alla Sua Giuseppina un preziosissimo scialle di Kashmir. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web:  https://it.wikipedia.org/wiki/Scialle 

[1] Le Religioni dei Popoli Semiti: Assiro-Babilonesi, Aramei, Cananei (Fenici, Ebrei, Ammoniti, Moabiti, Edomiti), Arabi ed Etiopi.

[1] Peccato. In latino "Peccatum", in francese "Péché", in tedesco "Sünde", in danese e norvegese "Synd", in inglese "Sin", in spagnolo/castigliano, portoghese e gallego/galiziano "Pecado", in catalano "Pecat", in romeno "Păcat". Un qualcosa che si è errato, fallito, mancato; un vizio, un difetto, una macchia, un atto contrario al volere di Dio. Circa la "macchia", infatti sinonimo di Peccato è Pècca, in provenzale "Pecca", in antico francese "Pec", in spagnolo/castigliano "Peca", in portoghese "Pecha", cioè Macchia (da cui anche l'italiano "avere una Pecca"). E' una voce a noi giunta dalla Provenza e derivante da "Peccàre", cadere in fallo. Il Verbo italiano "Peccàre", deriva dal latino "Peccàre", di origine ignota; in francese "Pécher", in provenzale e portoghese "Peccar", in spagnolo/castigliano "Pecar". Circa il Peccato nella Religione Musulmana si sappia quanto segue: Wabisha ben Mabad racconta: "Un giorno giunsi al cospetto del Profeta Maometto. Egli indovinò che ero venuto a chiederGli: che cos'è la virtù? E rispose: interroga il Tuo cuore; la virtù è ciò per cui l'anima si placa ed il cuore si placa; il peccato è ciò che infonde inquietudine nell'anima e si agita nel petto, qualunque sia l'opinione che ne possano avere gli uomini". Qual' è la migliore specie di Islām? Allora il Profeta rispose: "Il miglior genere di Islàm è quando Tu dai da mangiare agli affamati e diffondi la Pace fra amici e sconosciuti (cioè in tutto il mondo)". I termini Arabo Musulmani che stanno a significare il Peccato sono di norma cinque, e la Religione Islamica divide comunque i Peccati i due categorie, grandi e piccoli. Seneca affermò che "Il conoscere il peccato è principio di salvezza" ("Initium est salutis notizia peccati", Epist., 28). Secondo la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni "Nella Bibbia leggiamo che "non v'è sulla Terra alcun uomo giusto che faccia il Bene e non pecchi mai" (Ecclesiaste, 7:20). "Colui dunque che sa fare il Bene, e non lo fa, commette Peccato (Giacomo 4:17). Giovanni descrisse il Peccato come "Ogni iniquità (1 Giovanni 5:17) e "Una violazione della Legge" (1 Giovanni 3:4)". Dal momento che tutti siamo Peccatori, chi più chi meno, chi più per certe pecche, chi meno per altre, è ovvio che non si possa considerare chi pecca come un appestato, anche perché anche in un Peccatore può albergare un sentimento positivo. Nella città di Vesali (pronuncia Pāli della Città indiana nota come Vaiśālī, nell'odierno Bihar. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Vaishali), il Fondatore del Buddismo, il Budda, accettò l'invito della famosa cortigiana Anbapali, che poi donò il proprio parco all'Ordine Monastico. A tal riguardo si ricordi pure che lo Gesù, in casa del Fariseo (secondo l'autorevole Wikipedia: "La corrente dei Farisei costituisce, probabilmente, il gruppo religioso più significativo all'interno dell'Ebraismo nel periodo che va dalla fine del II secolo a.C. all'anno 70 d.C. ed oltre. Essi, in vari momenti, si identificavano come un partito politico, un movimento sociale ed una scuola di pensiero, a cominciare dal periodo del Secondo Tempio fino alla rivolta dei Maccabei contro il Regno Seleucide". Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Farisei)   non disdegna il balsamo offertogli da una Peccatrice (Luca, VII, 36-50).  Veggasi pure, per maggiori informazioni le seguenti pagine Web:  https://it.wikipedia.org/wiki/Peccato  https://christuscastitas.altervista.org/effetti_peccato_impuro_anima.htm     https://www.albatrus.org/italian/teologia/peccato/non_posse_non_peccare%20.htm 

La Sacra Scrittura ci da una indicazione quando il Peccato apparve nella creazione di Dio. La Bibbia ci insegna: "Chiunque commette il peccato è dal Diavolo, perché il Diavolo pecca dal principio; per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del Diavolo." (1Gi 3:8) Dunque il peccato fu trovato prima in Satana: "15 Tu eri perfetto nelle tue vie dal giorno in cui fosti creato, finché non si trovò in te la perversità. 16 Per l'abbondanza del tuo commercio, ti sei riempito di violenza e hai peccato; perciò ti ho scacciato come un profano dal monte di DIO e ti ho distrutto o cherubino protettore di mezzo alle pietre di fuoco." (Eze 28:15-16).Veggasi, per maggiori informazioni la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Peccato 

[1] Decretum Gratiani. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Decretum 

[2] Tito Flavio Clemente. Più conosciuto sotto il nome di Clemente Alessandrino, Teologo, Filosofo, Apologeta e Scrittore Cristiano issuto nel II secolo (150 ca. - 215 ca.). Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Clemente_Alessandrino 

[3] Uta Ranke-Heinemann. Secondo l'autorevole Wikipedia: "Uta Ranke-Heinemann (Essen, 2 ottobre 1927 – Essen, 25 marzo 2021) è stata una Scrittrice, Teologa e Storica delle Religioni tedesca. Nata Uta Heinemann, era figlia dell'ex Presidente della Repubblica Federale Tedesca Gustav Heinemann; sposò l'insegnante Edmund Ranke, di cui assunse il cognome anteponendolo al proprio". Veggasi, su Internet, per maggiori approfondimenti, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Uta_Ranke-Heinemann


[4] Eunuco. In ebraico "Sārís", in greco "Eunoûchos", in arabo "Khāsī". Veggasi, su Internet, per maggiori approfondimenti, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Eunuco 

[1] Bibbia. Uno fra i libri sacri più conosciuto ed il libro in genere più tradotto e letto al Mondo, comune sia all'Ebraismo che al Cristianesimo. In latino, polacco, romeno, aragonese, gallego/galiziano, asturiano e spagnolo/castigliano "Biblia", in portoghese, catalano ed occitano "Bíblia", in albanese "Bibla", in inglese e francese (con differente pronuncia) "Bible", in tedesco "Bibel", in danese "Bibelen", in svedese "Bibeln". Sulla Rivista Religiosa Cristiana "Svegliatevi!" del dicembre 2011 è stata dedicata la copertina e lo studio approfondito proprio alla Bibbia. Due notizie in sunto. Venne tradotta dal latino nel 1380 da Wycliffe. Nel 1455 Gutenberg realizzò la prima Bibbia stampata. Nel 1471 venne tradotta in Italiano da Nicolò Malerbi. Nel 1938 venne stampata in più di 1000 Lingue e nel 2011 venne stampata in più di 2500 Lingue. Veggasi, per maggiori informazioni, questa pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/bibbia 

[2] Conferenza Episcopale Italiana. Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://wikipedia.kataweb.it/wiki/Conferenza_episcopale_italiana 


Curiosità Culturali: cos'è il Chador

Chador. Voce di origine persiana (dal persiano Chadar). In origine era un velo di colore nero, occultante tutto il corpo della donna, tuttavia durante la Dinastia dei Safavidi[1] (16, 18° secolo), era più spesso di colore bianco, segno questo di una attenuazione della peccaminosità, essendo in Medio ed Estremo Oriente il bianco colore del Sacro e del lutto. Al giorno d'Oggi si vedono donne immigrate indossare Chador anche di altri colori. Come scrisse il Chiarissimo Prof. Dr. Comm. Daniele Agnoli, ex Provveditore agli Studi di Bolzano, Direttore e Redattore di "Naturismo, rivista naturista e umanitaria", sul numero 1-2 dicembre 1998, Anno 27 di tale Rivista (articolo intitolato "Il velo, il chador, il costume da bagno e… lapelle nuda": "Il Chador è di origine antica, ma posteriore sembra all'Ebraismo, e non è certamente una prerogativa della Persia antica e di quello che doveva diventare l'Islām. È anzi pensabile una stretta parentela con il velo ebraico giudaico pre e proto cristiano". Secondo la Professoressa Fadwa El Guindi, l'origine del Chador è da riscontrarsi nella antica Mesopotamia. Una Legge della Mesopotamia Assira del XII secolo avanti Cristo rendeva obbligatorio il velo all'esterno ad ogni donna sposata e tale prescrizione vigeva anche nella antica Grecia, tanto è vero che Elena, moglie del Re di Sparta Menelao, si velava per uscire di casa (fonte: Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Hijab). Veggasi, su Internet, per maggiori approfondimenti, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Chador  

[1] Dinastia Safavide. Fu con questa Dinastia che l'Islām di rito Shiita si stabilì in Persia (odierno Iran). I Safavidi erano inizialmente un Ordine Mistico proprio del Sufismo. Circa il rito Shiita, il termine Sciita viene dall'arabo "Shī'ah" oppure "Shī'at 'Alī", letteralmente Fazione, Partito (di Alì). Vengono chiamati Sciiti i seguaci di Alì (601-661, Califfo dal 656) Cugino e Genero del Profeta Maometto e la discendenza dal Suo Matrimonio con la figlia di Maometto, Fātima. I primi tre Califfi (legittimi successori di Maometto nella Guida dell'Islām) "ben diretti", riconosciuti dai Sunniti, vengono dagli Sciiti considerati degli usurpatori. Gli Sciiti, considerati eretici dai Sunniti, sono diffusi soprattutto nell'Iran. Gli Sciiti definiscono sé stessi detta Imamiti, Duodecimani o, in arabo, Ithna'ashariyya. Per un approfondimento, veggasi, su Internet, questa pagina, https://it.wikipedia.org/wiki/Sciiti . Il termine Sufismo viene dall'arabo "tasawwuf",da "sûf" che significa "veste di lana". Trattasi del Misticismo Islamico risalente ai secoli VII-VIII e consistente nella ricerca di un cammino spirituale verso Allāh (Dio). Questa Via Religiosa è stata anticamente definita come la "Scienza dell'Interiore" ('ilm al-bâtin) e la "Scienza della Realtà Essenziale" ('ilm al-haqîqa).

Curiosità Culturali: cos'è l'Hijāb

Hijāb o Hijab. Il termine deriva dal verbo "Hajaba" che significa sottrarre alle vista, nascondere, dissimulare. In certi contesti, a seconda dello stile e del luogo può essere chiamato anche "Shaylah" oppure "Tarhah".Veggasi, su Internet, per maggiori approfondimenti, le seguenti pagine Web:   https://it.wikipedia.org/wiki/Hijab      https://www.focus.it/cultura/curiosita/hijab-niqab-e-burka-le-differenze-tra-i-veli-delle-donne-musulmane 

Curiosità Culturali: cos'è il Dhikr

Dikr, Dhikr. Letteralmente significa in arabo "Ricordo, rimembranza" e deriva dal verbo "Dhakara" per l'appunto ricordarsi, sovvenirsi. Secondo l'autorevole Wikipedia: "Il Dhikr (ذکر in arabo, Zekr in persiano e Zikr in urdu) è un atto devozionale con cui, nella Cultura Islamica, si intende la pratica del ricordo di Allāh attraverso la ripetizione di una determinata formula in maniera silente o udibile. Nel Corano si trovano vari riferimenti a quest'atto devozionale, fra i quali:

  • O voi che credete, ricordate spesso il Nome di Allāh.
  • In verità, i cuori si rasserenano al Ricordo di Allāh.
  • Non siate come coloro che dimenticano Allāh e cui Allāh fece dimenticare se stessi.

  • Ricordatevi dunque di Me e Io Mi ricorderò di voi, siateMi riconoscenti e non rinnegateMi.

Nel Sufismo, ogni corrente ha peculiarità proprie ma vi sono uniformità tra i vari modi di praticare il dhikr, spesso le differenze dipendono anche dalla classe sociale e dall'istruzione dei partecipanti, o dei membri della Confraternita, nelle classi più popolari di allevatori curdi nella Siria del Nord, per esempio è possibile che durante le cerimonie ci si infligga dei supplizi corporei, ma questa non è assolutamente la regola. Le classi alte della borghesia e del commercio possono esprimere sensibilità ed estetiche più raffinate, con l'uso virtuosistico della musica per esempio. In comune i Dhikr hanno l'abbandono simile ad una estasi, differente dalla "trance" in cui il soggetto perde coscienza e si ritrova in uno stato di passività, generato dal ripetere incessante di versetti sacri, del nome di Dio, dall'uso di musica ripetitiva e incessante. Il Dhikr ha affinità con la forma di preghiera esicasta conosciuta nel Cristianesimo principalmente Ortodosso e risale alle forme di preghiera praticate dai Padri della Chiesa nei primi secoli dopo Cristo. Come ricorda il Patriarca di Costantinopoli anche la ripetizione incessante di una semplice frase come «kyrie eleison, kyrie eleison..» (Signore, pietà) svolta nella tranquillità, è una preghiera il cui senso non è nelle parole, ma nel modo e nel sentimento. Questa tecnica è simile a quella dei mantra del Buddhismo, Giainismo, Induismo e Sikhismo. Sono Dhikr, anche se compiuti come esibizioni pubbliche, le danze dei Dervisci ruotanti. La danza è uno dei modi per raggiungere l'abbandono e quindi per pregare Dio. La pratica del Dhikr include forme di danza sul posto, accompagnate da poesia religiosa cantata e dal suono di tamburi e, a volte, flauti per creare uno stato di tensione religiosa devozionale. Questa danza è conosciuta col nome di Dhikr as-sadr, "ricordo nel petto", nel corso della quale il nome di Allāh, ridotto alla sillaba hu, viene salmodiato. La sillaba hu deriva dal nominativo Allahu e corrisponde anche alla forma breve di huwa, Egli, cioè Dio stesso. Alla fine, nome e invocazione si riducono alla semplice respirazione, che rappresenta sia il nome divino nella sua forma più pura (il soffio della vita) che il processo cosmologico della creazione (il soffio che dà vita) e il suo contrario: il riassorbimento della creazione in Dio. Perciò il Dhikr as-sadr simboleggia il ritorno delle creature all'Essenza Divina e la liberazione dall'illusione dell'esistenza, con il riassorbimento finale nella natura stessa del Divino. Nei Paesi di Cultura Islamica i Dhikr si tengono nella sera del giovedì, il giorno prima del venerdì di riposo. Alcune Comunità sono molto chiuse e richiedono una sorta di iniziazione per accogliere gli aspiranti, altre sono estremamente aperte e cordiali, alla luce del giorno, ed accettano anche ospiti stranieri. Il termine Dhikr è utilizzato anche per indicare le cerimonie che si svolgono in occasione degli incontri di Sufi, le cosiddette majalis, "assemblee": tali cerimonie variano secondo la località e inglobano in sé elementi derivati dalle tradizioni locali. I Dhikr sono diffusi in tutto il Mondo Musulmano, dal Senegal al Pakistan e all'Afghanistan. Passando per Turchia e Siria, Paesi che hanno una grande Tradizione al riguardo". Veggasi, per maggiori informazioni, la seguente pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Dhikr      https://www.treccani.it/enciclopedia/dhikr_%28Enciclopedia-Italiana%29/     https://www.wikihow.it/eseguire-il-dhikr      https://www.ilveroislam.com/8-dhikr-di-tutti-i-giorni-per-i-musulmani-per-glorificare-allah-swt/      https://www.grounded-revival.com/blogs/mindfully-grounded-blog/10-easy-dhikr-phrases-every-muslim-should-know 

Curiosità Culturali: cos'è uno Sceicco

Sceicco. Dall'arabo "Shaikh" o "Sheikh": uomo vecchio e degno di rispetto, Capo, Patriarca, Leader Religioso, titolo usato per tutti i regnanti dell'area del Golfo Persico, membro di un Ordine Religioso, Maestro di una Confraternita Sufi. Come Principe della Chiesa (Musulmana) è un poco (per quanto i parallelismi fra Cristianesimo ed Islamismo non è che possano essere troppo calzanti) come se fosse un Cardinale dei Cattolici Apostolici Romani. Viene pure chiamato con questo nome onorifico, un Membro delle più Nobili ed antiche Casate del Libano. Come Principe Religioso spesso è capitato che uno Sceicco assumesse per volontà popolare non soltanto potere e prestigio spirituale ma temporale, creando sistemi di Governo Monarchico simili agli Emirati (Principati Sovrani, in arabo "Imàra") ma aventi nome "Sceiccati" poiché su base religiosa e retti su base ierocratica e teocratica da Leader Religiosi. Ricordiamo, ad esempio, nel vicino Yemen, lo Sceiccato di Shaib e gli Sceiccati di Maflahi e Alawi. Uno Sceicco può, pertanto, avere piena Sovranità e "Fons Honorum" al pari di un Papa, magari ai tempi del "Papa-Re", d'altronde se nessun può negare una "Fonte di Onori" legittima all'ambito Ecclesiale-Religioso Cristiano, non si vede perché analogamente e logicamente tale "Fons Honorum" non possa e debba esser presente in ambito Musulmano. Ad esempio, in ambito Ortodosso troviamo in diverse Chiese, il Titolo di Principe Assistente al Santo Soglio Patriarcale Titolo analogo a quello ottriato dalla Fons Honorum Papale con la Sua Rara Concessione del Titolo di Principe Assistente al Santo Soglio Pontificio (cioè, in latino "Stator proximus a solis Pontificis Maximi", la maggiore fra le Dignità Laicali concesse dal Papa, della quale furono insigniti ad esempio i Casati COLONNA, DORIA PAMPHILI LANDI, SFORZA, MATTEI, ORSINI di Gravina e Solofra, ORSINI, OTTOBONI). Circa la controversa questione della "Fons Honorum" di ambito Religioso, soprattutto Cristiano, da taluni negata, non riconosciuta o riconosciuta restrittivamente soltanto al Papa della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, bisogna ricordare che da sempre Re ed Imperatori sono stati riconosciuti tali dai vertici della Chiesa più potente del tempo e che comunque la canonicità dogmatica di una Chiesa è la vera e propria ragione esistenziale della Fonte di Onori di questa ultima. Ad esempio, nell'ambito dei Patriarcati Orientali, il Sultano Abdel-Magid, con la "Bara'at" dell'8 maggio 1845 (29 Rabì-II-1261 dell'Egira, cioè dell'Era Musulmana. Egira è un termine arabo che significa emigrazione. L'esodo del Profeta Muhammad -dalla Mecca a Yathrib, ribattezzata in seguito Medina, nel 622. I Muhagirun, cioè gli emigranti meccani che seguirono il Profeta, e gli ansar, "aiutanti" cioè Fedeli di Medina, costituirono il nucleo originario della Comunità Islamica. L'Egira segna l'inizio dell'Era Islamica. Per un approfondimento veggasi su Internet questa pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Egira) riconobbe ai Patriarchi Siri Cattolici la piena Giurisdizione Civile. Oltre quanto innanzidetto, va rammentato che dall'epoca dell'Imperatore Ottone di Sassonia, che venne in Italia per farsi incoronare Imperatore (962 d.C. e che restaurò l'Impero dei Carolingi, al quale fornisce decisamente un carattere germanico, la Chiesa di Roma ebbe anche Titoli Nobiliari riconosciuti. Ottone I concedette benefici feudali ai maggiori rappresentanti dell'Ordinamento Ecclesiastico mutandoli in Vassalli del Sovrano, col titolo di Vescovi-Conti (veggasi su Internet: https://it.wikipedia.org/wiki/Vescovo-Conte) e di Principi-Vescovi. In tal modo i Vescovi vennero incorporati nel sistema feudale e dipesero dal Re per la concessione del Feudo e delle regalie ad esso connesse, come per l'investitura che avviene per mano dello stesso Sovrano con la consegna del pastorale e dell'anello, simboli della Funzione e della Podestà Religiosa del Vescovo. Oltre i Titoli Nobiliari di diretta origine Pontificia, ricordiamo pure i Titolati con titolo poggiato sul cognome concesso per Delega Pontificia dai Cardinali Legati, i Titolati con titolo poggiato sul cognome concesso per delega pontificia dagli Arcivescovi e Vescovi assistenti al soglio, i Titolati con titolo poggiato sul cognome concesso per delega pontificia dalle Università degli Studi, i Titolati con titolo poggiato sul cognome concesso per Delega Pontificia alla Famiglia Cesarini Sforza. Sui Vescovi-Principi, invece, è possibile approfondire il discorso tramite questa pagina Web: https://it.wikipedia.org/wiki/Principe_vescovo 

Shaykh. Arabic: Shaykh. Other spelling: Sheikh. Not recommended spelling: Shaikh, Sheykh. Incorrect spelling: Shaik, Sheik, Shayk, Sheyk. Within Arab, and Muslim Communities, a Religious Leader, Elder of Tribe, Lord or a Revered Old Man. Shaykh comes from Arabic meaning "old man." This is also the use of the term in the Koran. There is no defined system for using the title Shaykh; varies from region to region and from religious orientation to another. On an official level, it may be used for the simplest Tribal Leader, as well as for the ruler of Independent States. In local communities it may denote any man in a high position, whether it be the head of a separate quarter of a town or the head of a teaching institution. In the countries of the Persian Gulf Shaykh is used for any important man, be it rich business man or high officials Often a man who has memorized the whole Koran, can be called a Shaykh, independent of his age. The closest one comes to a uniform system is with Sufism, where Leaders of both the Order (Tariqa) and local congregations always are referred to as Shaykh. Until 1971, was "Shaykh" used for the Leader of Bahrain. After independence, the title was changed to Emir. It is used until today as the title for the ruler of Qatar. The Leaders of Kuwait used Shaykh as title until November 1965, when the new ruler, Sabah 2 assumed the title Emir. Shaykh is also used with Arab-speaking Christians, denoting an elder man of stature. (fonte: https://i-cias.com/e.o/shaykh.htm).  

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